
Il fenomeno degli assicurati sospesi perché in arretrato con il pagamento dei contributi alle casse malati è in continua esplosione. Secondo il recente studio della SUPSI, in Ticino lo scoperto complessivo nei confronti degli assicuratori malattia è stimato in ben 175 milioni di franchi. Si dovesse applicare con effetto retroattivo la soluzione prospettata a livello federale che prevede l’assunzione da parte dei cantoni dell’85% del debito generato dagli assicurati, il Ticino, sempre secondo le stime SUPSI, sarebbe chiamato alla cassa per un importo oscillante fra 125 e 150 milioni di franchi nel 2009, destinati a raggiungere una forchetta compresa fra 174 e 207 milioni nel 2010. Il numero dei morosi di cassa malati ha ormai raggiunto quota 15'500, mentre le stime attestano una cifra di 18'000 casi nel 2010, crisi a parte. Gli impegni potenziali a carico della collettività, che già hanno raggiunto dimensioni enormi, rischiano pertanto di esplodere e di divenire una vera e propria bomba a orologeria, in assenza di concrete misure di contenimento. Per questo motivo già nel 2007, assieme al collega Raffaele De Rosa, avevo presentato un’iniziativa parlamentare generica per una trattenuta alla fonte dei premi di cassa malati nei confronti di quegli assicurati che, pur avendone la possibilità, non provvedono ai necessari pagamenti. Da allora non se ne è fatto ancora nulla e gli studi in corso non sembrano portare a una soluzione in tempi brevi. Nel frattempo tuttavia il numero dei morosi è aumentato di altre 4'000 unità. Nel 2008 avevo anche proposto di versare direttamente agli assicuratori malattia i premi dei beneficiari di assegni famigliari integrativi e di prima infanzia, così come già avviene in ambito assistenziale. La misura, definita interessante dal DSS, non è tuttavia ancora stata attuata. D’altro canto le riforme in discussione a livello federale non avranno come effetto di arginare la crescita vertiginosa degli impegni a carico dell’Ente pubblico. Per questa ragione appare indispensabile adottare con urgenza misure di contenimento a livello cantonale. In attesa dell’effettiva messa in atto dei provvedimenti più sopra ricordati, ritengo che il Cantone potrebbe attivarsi da subito nei confronti dei propri dipendenti morosi, alfine di raggiungere, almeno su base volontaria, un accordo per dedurre direttamente dal salario gli oneri obbligatori a favore degli assicuratori malattia. Ciò permetterebbe allo Stato di non pagare due volte e ai dipendenti di non trovarsi confrontati con una sanità limitata alle sole cure di prima necessità. Il beneficio della misura potrebbe poi essere ampliato qualora il Cantone suggerisse a Comuni e Enti parastatali di fare altrettanto. Ciò premesso, preoccupato per le conseguenze dell’esplosione del numero degli assicurati morosi, richiamato l’art. 140 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato, chiedo. Non ritiene il Consiglio di Stato di proporre ai propri dipendenti sospesi di dedurre direttamente dal salario loro riconosciuto gli oneri dovuti in base all’assicurazione malattia obbligatoria? Non reputa il Consiglio di Stato di dover proporre l’adozione di una tale misura anche a Comuni e Enti parastatali? Luca Pagani, per il gruppo PPD in Gran Consiglio
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