
Ho assistito recentemente a una conferenza sulle relazioni fra la Cina e gli Stati Uniti promossa dall’Associazione Amici del Ceneri presso l’omonimo Grotto. Quali relatori vi erano Alfonso Tuor, economista e giornalista ticinese che ha vissuto in Cina, e Francesco Maringiò, pubblicista italiano e studioso della Cina contemporanea. La discussione fra i due relatori è stata molto interessante e ha permesso di mettere in luce diversi aspetti economici e geopolitici spesso poco conosciuti. Al di là dell’interesse prettamente fine a se stesso, penso che quanto emerso durante questa conferenza possa essere molto utile anche per capire come posizionarsi, in quanto paese neutrale, nei confronti delle due superpotenze.I due relatori hanno sottolineato più volte che in Occidente si sta sviluppando una crisi, la quale con buona probabilità si manifesterà in maniera ancora più virulenta che quella del 2008. Infatti, è attualmente in corso una recessione nel settore industriale, la quale si sta trasferendo anche al settore dei servizi. La Cina, anche grazie al suo particolare mercato che resta ancora inserito in un piano quinquennale di matrice socialista, invece non si trova in una fase di crisi, al contrario dell’Occidente. Anche se, a causa della guerra economica statunitense attualmente in corso, la crescita cinese risulta rallentata, pur sempre di crescita economica si tratta. Il Paese asiatico, quindi, perlomeno allo stato attuale della sua organizzazione economica, dal momento in cui la crisi finanziaria, alle nostre latitudini spesso interconnessa con quella industriale, non lo può toccare così fortemente come l’Occidente, può rappresentare indirettamente una sorta di salvezza anche per noi.
Questo perché, nell’ottica di relazioni economiche più sviluppate con la Cina, questa rappresenterebbe un partner economico stabile anche quando paesi quali gli Stati Uniti si trovino in stato di crisi avanzato. Per quanto riguarda la sopracitata guerra economica, questa consiste sostanzialmente in una serie di sanzioni di carattere economico e politico nei confronti del Paese orientale (basti pensare agli investimenti cinesi negli Stati Uniti, drasticamente calati in seguito a una serie di blocchi), ma anche in un maggiore accerchiamento militare della Cina, promosso fin dalla Presidenza di Obama.
Considerati questi aspetti, occorre valutare come posizionare il nostro Paese nell’assetto geopolitico mondiale. La Svizzera deve assolutamente fungere da ponte fra i diversi soggetti politici ed economici mondiali e favorire così la costruzione di un mondo multipolare, sinonimo di pace e progresso sociale. È per questo che un’adesione elvetica al progetto della Nuova Via della Seta (one belt one road) è da considerare positivamente, come lo è anche l’accordo di libero scambio con la Cina entrato in vigore nel 2014. Occorre quindi continuare a favorire uno sviluppo in senso multilaterale delle relazioni economiche della Svizzera, che si dovrà sganciare sempre di più dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea diversificando i propri partner nel pieno rispetto della sua neutralità e sovranità.
Luca FreiMembro del Partito Comunista, Lugano
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