
Il popolo svizzero si dovrà esprimere sul credito di 6 miliardi di franchi per gli aerei da combattimento, gli elementi sono sul tavolo della democrazia partecipativa ma manca da parte dei schieramenti contrapposti tutta una serie di convincenti motivazioni, non rimane che scegliere a quale tifoseria aderire: quella della sinistra che replica in continuazione lo sperpero dei soldi pubblici per vedersi aerei che solo a partire ci mettono più tempo di quanto un ipotetico aereo “nemico” mette ad attraversare il paese visto la velocità di 2000 km/h (7 minuti per attraversare l’intero paese) e che prosegue una politica volta alla totale demilitarizzazione dello Stato convinta di poter contemplare una pace con accordi internazionali senza modelli tecnologici costosi.
A riconoscersi con un SI all’acquisto invece un moderno Tell il quale rivendica il possesso di armi moderne contro un possibile vicino belligerante che ora fortunatamente non esiste con sempre vivo il ricordo passato del rischio (possibile, presunto o fantasioso) di un attacco dell’unione sovietica ai nostri danni.
Ora che il nemico comune non è più nelle “vicinanze” e non si prospetta l’idea di un ritorno ai tempi della guerra in casa Europa, il possibile pericolo potrebbe tuttavia interessare il blocco occidentale e quello orientale, il prossimo dilemma futuro è quindi come mantenere la tanto preziosa neutralità fin qui ottenuta.
Neutralità a parte è anche vero che abbiamo un esercito e che non dobbiamo fargli mancare i mezzi adeguati perché gli attuali mezzi di protezione dello spazio aereo svizzero devono essere sostituiti, ci si dovrà in futuro porre più di una domanda, del tipo: che tipo di difesa necessitiamo per il futuro? (difesa interna, di supporto alla popolazione o soprattutto per le escursioni estere?) Per secondo: nella nostra storia militare quanto è stata importante l’aviazione per il nostro spazio aereo?
La seconda è a disposizione sui libri di storia, nella fase più calda avuta nelle guerre passate (ha partecipato solo marginalmente) a scaramucce durante la seconda guerra mondiale avevano visto la Luftwaffe perdere ben 11 aerei mentre gli aerei confederati solo 3.
Una vera conquista.
Solo inizialmente fu importante proteggere il proprio territorio ma cosa capitò quando si rischio un incidente la guerra?
20 giugno del 1940 ed Henri Guisan per timore che combattimenti fungessero da pretesto tedesco per un’invasione, impose a tutta l’aviazione l’immediato cessare dei combattimenti sopra il paese con veicoli aerei parcheggiati negli Hangar. Fino alla fine del potere tedesco la difesa dello spazio aereo nazionale venne affidata esclusivamente alla difesa contraerea qui si è dimostrato il limite delle nostre opportunità militari.
Più che vera e propria difesa territoriale tout court dagli anni ‘70 i F-5 E Tiger e gli F/A-18 Hornet servono per esercitazioni in patria e all’estero con coalizioni NATO, ciò fa pensare sostanzialmente che il fine sia strategico e di rappresentanza (mostrare i muscoli e la determinazione).
L’acquisto per buoni rapporti può pur andare bene se il risultato è quello della reciprocità, non come l’acquisto di decenni fa con gli FA-18 dove tante promesse furono fatte ma sul nostro paese rimasero briciole.
Manca chiarezza anche su tipo di velivolo da acquistare, solo a giochi fatti il Consiglio federale intende lasciare agli esperti il compito di scegliere il nuovo tipo di aereo da combattimento, una mancata considerazione nel discernimento popolare sulle nuove tecnologie complicate alla comprensione dei più poteva venire compensata prematuramente dall’analisi dei vettori, rappresentandone i pro e i contro e negoziando in anticipo quali miliardi sarebbero tornati in qualche modo e in buone percentuali ad aziende svizzere, non a senso unico verso altri paesi.
Comunque, un SI deciso il mio.
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