
Ritengo personalmente importante parlare di diseguaglianze di reddito perché hanno profonde implicazioni sul sistema sociale e democratico. D'altronde, le enormi differenze di privilegi nel procurarsi risorse e la non congruità dei compensi arrivano a tal punto da domandarsi se sia giusto continuare in questa maniera o se non sia forse il caso di proporre o imporre una nuova e più giusta ridistribuzione della ricchezza. La ricchezza economica personale dei super ricchi è fondata da più fattori: da una perseverazione nel proprio lavoro anche fortuita, da un ottimo senso degli affari e opportunismo oppure da un "semplice" rapporto di successione famigliare. Quella della classe medio-bassa invece tuttalpiù ha un'altra direzione e può diventare economicamente rilevante come quella dei ricchissimi, ma i paletti da superare sono molti e in certi casi insormontabili e si sa, chi ha il potere tende a preservarlo.
Le disuguaglianze sono sempre esistite e con diverse fasi altalenanti, nell'antichità le oligarchie religiose e di potere dell'antico Egitto così come dell'antica Roma e attraverso tutto il feudalesimo avevano la totalità delle risorse (era in mano a un numero stretto di persone e quasi sempre tramandato per lignaggio di sangue), per cui il figlio di un Duca ereditava il titolo e per il figlio di un contadino il destino era quasi scontato ed in ogni contrada dovevi cedere il passo, pagare la decima e pure un lasciapassare per l'aldilà alla chiesa di riferimento.
Spesso si sente dire che gli indigenti, i meno fortunati o semplicemente i cittadini della fascia medio-bassa lo sono perché non hanno voglia di cambiare il proprio stato. Ma è sempre così? Oppure gli inesistenti vantaggi pregressi ne hanno minato la crescita e quelli futuri sono praticamente rasenti allo zero? Lo psicologo Payne, interessato a capire il meccanismo negativo che si ripercuote nel soggetto che subisce disuguaglianza socio-economica in breve, descrive: "la disuguaglianza non è la stessa cosa della povertà perché fa sentire le persone povere e le fa agire da poveri, anche quando non lo sono", alterando così il sentimento di risparmio e di finanze personali, sentendosi in colpa con il sistema di riferimento per non essersi reso più efficiente in termini produttivi e di ricchezza. La frustrazione verso i figli e i genitori di riferimento aumenta per aver mancato una base solida da cui attingere e potrebbe ripercuotersi sulla salute. La classica scenetta televisiva da "famiglia del Mulino bianco" ne è la prova, tra l'altro è un Cult già rodato a sufficienza dai media che "inondano" il cittadino di pubblicità di prodotti e Brand che spingono a un consumismo estremo per essere parte di una normalità elitaria e ne modificano le necessità pur non avendone particolarmente bisogno. Chi si ferma è perduto, rimanendo fuori da una dinamica di progresso sociale. Sempre secondo Payne la mancanza di tali aspettative nelle persone portano ad avere maggiori probabilità di soffrire di depressione, ansia, obesità, diabete e malattie cardiovascolari.
Ma come vanno veramente le cose in Svizzera? L'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico scrive in un recente studio che la parte del reddito/patrimonio dell'1% dei più ricchi è sostanzialmente cresciuto nel coso degli ultimi decenni. Sistemi e politiche fiscali che permettono di eludere il fisco e di spostare enormi capitali all'estero sono sempre meno basati sul meccanismo della progressività (chi più ha più paga), inoltre le politiche fiscali si abbattono più sui consumi e derivati e meno sul patrimonio, con il risultato che se negli ultimi decenni la povertà era diminuita ora il meccanismo economico sembra essere che in Svizzera abbiamo sempre più poveri (7,5%) più dello 0,5% in un anno e in Ticino purtroppo siamo messi ancora peggio. Il tasso delle persone che si riscattano dall'indigenza è basso: siamo intorno al 40% rispetto all'anno scorso. I poveri in Svizzera ma soprattutto in Ticino sono sempre più soli e fermi alla loro condizione di ultimi.
Interessante per capire il fenomeno tra povertà e ricchezza è il coefficiente di Gini, una misura delle disuguaglianze usato anche come indice di distribuzione dei patrimoni e ricchezza che eleva in Svizzera la percentuale a 0,846 che indica una ripartizione dei patrimoni molto ineguale (il valore 0 corrisponde alla pura equi distribuzione), interessante il contrasto con l’indice di Gini al reddito che è ben diversa e di 0.294, in norma con gli altri paesi europei.
Una volta era l'attestato nobiliare a fare la differenza, oggi giorno a fare la differenza oltre ai contatti di rete famigliari (soprattutto se molto benestanti), sono le buone università e i circoli chiusi.Bisogna ridisegnare un sistema equo di ridistribuzione che non vada contro chi voglia esercitare una sana concorrenza imprenditoriale e di profitto, ma che segua una nuova etica economica generale (riconosciuta implicitamente da tutti indistintamente) e che contenga le disparità senza che una fiumana di persone si trovi di fronte a un baratro dove vorrebbe ma non può sopravvivere.
Per finire con una massima di Porfirio: Fin quando uno commette ingiustizia, anche se possiede tutte le ricchezze e tutte le terre di questo mondo, continua a restare povero, che dire, un bel monito per ravvedersi.
Luca Campana già candidato al Gran Consiglio
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

