
Numerose fonti di informazione danno per imminente la conclusione dell’accordo fiscale tra Svizzera ed Italia per regolare lo scambio di informazioni tra le quali quelle bancarie sono certamente le più importanti. Su questo tema, il Municipio di Lugano ha commissionato al prof Marco Bernasconi ed alla docente SUPSI Donatella Ferrari uno studio che analizzasse da un lato lo scambio di informazioni fiscali nel contesto delle convenzioni internazionali sulle doppie imposizioni e, dall’altro, la misura del ristorno delle imposte alla fonte dei frontalieri.Lo studio, effettuato nell’ottica dei difficili rapporti Svizzera-Italia, e consegnato tra l’altro anche al lod. Consiglio federale, costituisce un’analisi specialistica ed approfondita che, per la prima volta, illustra la genesi delle due tematiche trattate e le strette correlazioni tra esse esistenti.Va rilevato che al momento non sussiste alcuna fretta, data la situazione politica ed economica della vicina Penisola, di concludere accordi Svizzera-Italia in materia di doppia imposizione. Ed in ogni caso, il CdS non può accettare che tali trattative – se effettivamente in essere ed addirittura nelle loro fasi conclusive – si svolgano senza il suo fattivo coinvolgimento, essendo il Ticino parte direttamente in causa.Oggetto delle trattative sarebbe la ricerca con l’Italia di una soluzione analoga a quelle recentemente negoziate con la Germania e il Regno Unito. Come è noto le banche svizzere incassano per conto della Germania e del Regno Unito due imposte:• un’imposta per regolare i capitali collocati in Svizzera e non dichiarati al fisco del loro Paesi da parte di residenti in Germania e nel Regno Unito, e• un’imposta ricorrente, per gli anni a venire, sui redditi dei capitali (dividendi, interessi, utili in capitali, ecc.).Con la conclusione di questi accordi fiscali si rinuncerebbe da parte di Germania e Regno Unito a richiedere lo scambio di informazioni automatico. Non si vuole entrare nei dettagli di questi accordi fiscali poiché non lo riteniamo necessario ai fini della richiesta oggetto di questo atto parlamentare. Infatti sembra che i negoziati in corso con l’Italia vogliono regolare lo scambio di informazioni conformemente a quanto pattuito con Germania e Regno Unito senza affrontare contestualmente l’esame dell’accordo fiscale sui frontalieri. Questa sensazione, che auspichiamo sia smentita dai fatti, la si ricava dalla lettura dei giornali italiani, che danno peso soltanto al problema dello scambio di informazione e dall’aumento di gettito che ne deriverebbe per l’Italia, senza accennare minimamente alla questione riguardante l’accordo sui frontalieri.Siccome non è possibile, per il momento almeno, conoscere il contenuto dei negoziati, siamo persuasi che sia necessario riaffermare alcuni criteri riferiti all’accordo sui frontalieri. A nostro modo di vedere sia lo scambio di informazioni, stabilito dall’art. 27 della convenzione fiscale generale con l’Italia, sia la questione del ristorno dei frontalieri, regolato dall’art. 15 cpv. 4 della medesima convenzione, devono essere oggetto di un’unica trattativa. Questo perché la soluzione dello scambio di informazioni fiscali riguarda tutti i Cantoni della Confederazione, che ne avrebbero un sicuro giovamento, mentre l’accordo sui frontalieri riguarda marginalmente i Cantoni del Vallese e dei Grigioni, ma in modo molto importante il Canton Ticino. Basti ricordare che dal 1974 ad oggi sono stati versati ai Comuni di frontiera italiani più di un miliardo di franchi e, annualmente, il Ticino versa tra i 50 e i 60 milioni di franchi. Non vorremmo che – in considerazione dell’interesse preponderante della Confederazione di risolvere la questione dello scambio di informazioni – l’interesse del Ticino a ridurre la propria partecipazione finanziaria al ristorno delle imposte sui frontalieri venisse trascurato oppure venisse risolto con una diversa impostazione, il cui risultato sarebbe comunque quello di penalizzare il nostro C
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