
L’Associazione tassametristi del Canton Ticino si è costituita nelle scorse settimane, per tutelare gli interessi della categoria.
Recentemente la citata associazione si è rivolta con uno scritto al Consiglio di Stato, segnalando un problema di “concorrenza sleale” da parte italiana. Taxisti della vicina Penisola, specie del tipo NCC (noleggio con conducente), entrerebbero liberamente in Ticino e non solo per trasportare clienti su tragitti transfrontalieri, ma anche, e soprattutto, per coprire tratte interne alla Confederazione.
Inoltre, questi taxisti non sottostarebbero all’obbligo, che vale invece per i loro colleghi residenti in Ticino, di disporre dell’odocronografo, ossia l’apparecchio che misura il tempo lavorativo e di riposo.
Così facendo i taxisti italiani si ritrovano indebitamente avvantaggiati nei confronti dei colleghi ticinesi; e oltretutto si pone anche un problema di sicurezza pubblica, non essendoci delle verifiche sulle ore di riposo dei conducenti.
Il problema sopra esposto a grandi linee è stato sollevato dalla neonata Associazione tassametristi del Canton Ticino davanti all’autorità cantonale, la quale avrebbe però risposto che i taxisti italiani del tipo NCC (noleggio con conducente) possono operare a piacimento in Ticino e senza dover sottostare al controllo dell’odocronografo.
Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato: corrisponde al vero che i taxisti italiani del tipo NCC possono lavorare liberamente in Svizzera, e non solo per coprire tratte transfrontaliere, ma anche per tratte interne al nostro Paese, e senza dover sottostare alla limitazione dell’odocronografo? Se sì, detta situazione non costituisce una discriminazione dei tassametristi residenti in Ticino? E’ già stata monitorata l’ampiezza del fenomeno dei tassametristi italiani attivi su territorio ticinese? Sono stati effettuati dei controlli circa la regolarità della loro situazione lavorativa? Se sì, con quali risultati? Se no, esiste l’intenzione di procedere in questo senso?
Lorenzo Quadri, deputato GC
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