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Lorenzo Quadri: Si alla petizione contro il burqa
Redazione
16 anni fa

La petizione presentata dal Movimento “Il Guastafeste” di Giorgio Ghiringhelli per vietare in Ticino l’utilizzo del Burqa nei luoghi pubblici va senz’altro sostenuta. Essa si iscrive nella scia dell’iniziativa parlamentare che ho presentato nel 2006 assieme ai colleghi deputati Andrea Giudici ed Eros Mellini, in cui si chiedeva di vietare l’edificazione di minareti. L’iniziativa per il divieto di minareti venne bocciata dalla maggioranza del Gran Consiglio ticinese in nome del politicamente corretto: ma questa maggioranza venne sonoramente smentita pochi mesi dopo, al momento del voto popolare federale sullo stesso argomento. Una circostanza che dovrebbe far riflettere.Come pure dovrebbe far riflettere la recente presa di posizione del Consiglio federale, il quale ha affermato di essere contrario a vietare il Burqa, adducendo argomentazioni speciose che si possono riassumere in due parole: fifa blu. La stessa fifa blu che si impadronì dell’allora direttrice del Festival del Film di Locarno quando, era il 2005, le venne proposto di mostrare il documentario Submission costato la vita al suo regista, Theo Van Gogh (a proposito: ad Amsterdam al defunto pubblicista è stato eretto un monumento commemorativo).I nostri intellettuali salottieri criticano solo chi la critica la tollera: un po’ troppo comodo. Facile mostrare pellicole di denuncia (legittima) delle violazioni dei diritti umani ad opera, ad esempio, degli Stati Uniti. Non si rischia nulla. La musica cambia quando cominciano a volare le fatwe.Così come a suo tempo per i minareti, anche per il Burqa si sostiene che il problema, per il Ticino, non è impellente: e per fortuna che non lo è, in caso contrario non ci sarebbe nemmeno più possibile risolverlo. Abbiamo l’opportunità di intervenire in modo preventivo, forti dell’esempio del Belgio e del voto elvetico sui minareti: non lasciamocela sfuggire.Il Burqa, simbolo di sottomissione e di cancellazione dell’identità della persona, è agli antipodi della nostra civiltà, e non è neppure prescritto dal Corano. Fa a pugni con l’impegno secolare per il riconoscimento dei diritti della donna. Fa quindi specie, ma non sorprende, il silenzio delle signore delle “quote rosa” e dell’ “etica in democrazia”; signore il cui impeto predicatorio dura solo fino a che non si infrange contro lo scoglio del politicamente corretto, e contro il terrore di venire tacciate di “chiusura” o magari di “xenofobia”: a tal punto è arrivata la demonizzazione di chi difende le nostre radici, la nostra identità, e quindi i nostri diritti civili, da altre culture che non li riconoscono ma che mirano ad espandersi da noi. Dove sono le femministe nostrane? Non hanno niente da dire sul Burqa? O forse temono che, prendendo posizione, rischierebbero di farsi contaminare – orrore! Disgusto! – dalla destra?Signore e signori internazionaliste/i, è quanto meno contraddittorio stracciarsi le vesti per i diritti civili ai quattro angoli del globo e poi, in nome della presunta multiculturalità, tollerare in casa nostra la violazione di questi stessi diritti ad opera di persone in arrivo da paesi lontani, perché guai a criticare gli stranieri, è roba da bifolchi populisti!Pensare di risolvere la questione del Burqa e di tutti i suoi annessi e connessi con la persuasione è a dir poco illusorio. A chi, in arrivo da altre culture, non riconosce il nostro modo di vivere, a chi non vuole o non può adattarsi ai nostri valori, alle nostre leggi, alle nostre usanze, alle nostre tradizioni cristiane, in una parola, alla nostra società, c’è una sola cosa da dire: la Svizzera non è il posto che fa per te!Lorenzo QuadriDeputato GC

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