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Lorenzo Quadri: Sgravi fiscali, con questa classe politica…
Redazione
16 anni fa

Come c’era da aspettarsi, alla fine il presunto accordo tra partiti sugli sgravi fiscali si è sgonfiato come un palloncino. Non c’era il consenso della maggioranza del Consiglio di Stato. Difficile a questo punto immaginare che l’aumento dei sussidi per il pagamento dei premi di cassa malati - indispensabile “pendant” agli sgravi che meglio di questi ultimi risponde alle esigenze del ceto basso - incontri una sorte migliore. L’illusione che in questo Cantone potesse esistere una maggioranza politica favorevole agli sgravi fiscali è durata un battito di ciglia. Come “un sogno che svanisce all’alba”, direbbe il poeta. Chi poeta non è si accontenta di rilevare che, mentre il Ticino, in materia di fiscalità, è pervicacemente fermo al palo, gli altri Cantoni si muovono. Eccome che si muovono. Perfino quelli dove a “menare il torrone” sono socialisti e affini. Vedi Neuchâtel che ha abbattuto la fiscalità per le aziende. Da noi la sinistra accusa coliche e travasi di bile solo a sentir nominare gli sgravi fiscali. Dice che vuole le finanze pubbliche “sane” (come se ci trovassimo sull’orlo della bancarotta!). Ci spieghi allora come pensa di avere delle casse pubbliche “sane” se si mettono in fuga i buoni contribuenti e le aziende. Né è pensabile – specie alla luce dell’ennesima, ingiustificata e vergognosa stangata sui premi di cassa malati – rinunciare ad un aumento dei sussidi d’assicurazione malattia che vada al di là dell’adeguamento automatico ai nuovi premi. Persone singole, redditi alti, ceto medio, meno abbienti e persone giuridiche: tutti questi soggetti fiscali aspettano, da tempo, che ci si chini sulle loro esigenze. Ma per la maggioranza della classe politica ticinese, il tema fiscale è tabù. Pensiamo alle persone singole: sono oltre 100mila, non due gatti. Votano; e il loro voto non conta meno di quello degli altri. Eppure le “aliquote B” aspettano da più di un decennio che la disparità fiscale che grava sulle loro spalle venga corretta. Risposta standard della maggioranza partitica: «E’ vero che c’è un problema, ma adesso non è il momento per occuparsene». Ecco il punto: non è mai il momento. Analoga la situazione nel Municipio di Lugano. La maggioranza non vuole ridurre il moltiplicatore neppure del 2.5% portandolo al 70%: costo dell’operazione, circa 6 milioni di Fr. Questo malgrado i conti 2010 fossero già in attivo a fine settembre. Intanto perfino Comuni in compensazione, quali ad esempio Locarno, concedono sconti di moltiplicatore. Per non parlare di quelli della cintura urbana luganese: c’è chi è sotto al 60%. Si potrebbe poi disquisire se ciò sia stato possibile unicamente per merito proprio, o se invece si tragga vantaggio dai servizi pagati da altri; ma questo è un altro discorso. Una cosa è chiara: in Ticino di riforme fiscali – perché riforme ci vogliono, non manovricchie settoriali – con questo governo e con questo parlamento non se ne vedranno. E, c’è da temere, nemmeno con i prossimi. Tanto più che l’Esecutivo che uscirà dalle urne in aprile, ampiamente rinnovato, avrà bisogno di un periodo di rodaggio. Comunque, la classe politica è sempre la stessa. Quella del “Sì ma non adesso”. E allora, non potendo contare sulle istituzioni, occorrerà far decidere al cittadino. La raccolta di firme per sgravi fiscali e sussidi di cassa malati deve cominciare quanto prima. Lorenzo Quadri, Municipale di Lugano, Deputato in Gran Consiglio Lega dei Ticinesi

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