
Anche l’ultimo sondaggio sul segreto bancario parla chiaro: quasi il 72% - per l’esattezza il 71,8% - degli intervistati vuole mantenerlo. I risultati dell’indagine, svolta dall’Università di Zurigo, sono stati resi noti negli scorsi giorni. Confermano quelli di sondaggi precedenti, indicando al di là di ogni possibile dubbio l’attaccamento del cittadino a questa specificità elvetica. La protezione della sfera privata, dell’indipendenza della Svizzera e della solidità della sua piazza finanziaria, esigono che il segreto bancario rimanga. Questa la vox populi, cui però - come sempre più spesso accade - non segue la vox della politica. In pochi mesi, come noto, si è assistito ad uno sconcertante susseguirsi di cedimenti. Una brutta storia, iniziata con l’ampollosa dichiarazione del ministro delle Finanze: «Il segreto bancario non è negoziabile» e proseguita con la catastrofica smentita di tale rassicurante premessa. I cedimenti sono stati dettati da pressioni esterne, ma anche da malsani sensi di colpa da parte elvetica. Ma se i cittadini di Paesi a noi confinanti portano i soldi in Svizzera, la colpa è del segreto bancario elvetico o della fiscalità eccessiva di quei Paesi? Forse, se invece di scusarci e di sentirci in colpa per quello che abbiamo costruito in decenni di lavoro – nel caso specifico la piazza finanziaria -, cominciassimo a difendere le nostre realizzazioni, saremmo più considerati; anche a livello internazionale. Del resto l’indebolimento della piazza finanziaria elvetica ha giovato non già alle nazioni a noi confinanti, quelle che facevano la voce grossa, bensì alle piazze dell’Estremo Oriente, che si fregano le mani in vista dei nuovi capitali in arrivo. Preoccupante, ma questo è un altro discorso, è poi che all’indebolimento della piazza finanziaria ticinese non abbia fatto riscontro alcuna misura, ad esempio di tipo fiscale, per migliorare l’attrattività del nostro cantone per insediamenti imprenditoriali. Insomma, da un lato si perde e dall’altro… pure. Sul segreto bancario, si diceva, la vox populi ha parlato. Peccato che possa farlo solo tramite sondaggi, e non tramite le urne. L’occasione per puntellare il segreto bancario c’era: votare il suo inserimento nella Costituzione federale. Un voto dallo scontato esito positivo - se ci fosse stato. Purtroppo il voto non c’è stato e neppure ci sarà: come noto, l’iniziativa popolare per l’inserimento del segreto bancario della Costituzione federale non è riuscita. Non c’è peraltro da illudersi che la politica saprà fare tesoro dei sondaggi d’opinione, per quanto inequivocabili e realizzati da istituti universitari. Tali indagini ci danno però la misura dell’occasione persa a tutela della piazza finanziaria elvetica e, soprattutto, delle centinaia di migliaia di persone che vivono grazie ad essa. Di che restare davvero con l’amaro in bocca. Lorenzo Quadri Deputato in Gran Consiglio
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