
Di recente il Municipio di Lugano ha indetto un concorso per l¹assunzione di alcuni infermieri, operatori sociosanitari e assistenti di cura presso le case anziani cittadine. I partecipanti sono stati 44. Un numero già di per sé non elevato. Di questi, gli svizzeri erano solo 14. I residenti in Svizzera erano invece 24 ossia poco più della metà. Queste cifre devono far riflettere, specialmente se si considera l¹allarmante tasso di disoccupazione con cui ci troviamo confrontati (in particolare per quel che riguarda la disoccupazione giovanile). In primo luogo si osserva come gli annunci di lavoro per posti in Ticino vengano immediatamente recepiti oltreconfine. Ciò grazie ad un efficace sistema di informazione nonché ai pressanti inviti, con tanto di istruzioni per l'uso, ad andare a cercare lavoro in Svizzera, fatti dagli uffici di collocamento italiani come pure dai sindacati della vicina Penisola. Ma soprattutto si nota la scarsità di candidati ticinesi, come detto in un periodo di grave crisi occupazionale, una crisi che di sicuro non risparmia la Svizzera. Solo 14 partecipanti svizzeri su un totale di 44: non è di sicuro una percentuale allettante. A cosa è dovuta? La spiegazione può essere una sola: le professioni nell¹ambito sociosanitario non vengono ritenute particolarmente allettanti dai nostri giovani, e questi ultimi, se per caso le scelgono, preferiscono semmai andare a lavorare negli ospedali e non nelle case anziani. E' un peccato che queste professioni non abbiano un maggiore appeal agli occhi dei giovani ticinesi. Non saranno i mestieri più facili, ma offrono delle opportunità interessanti sia in termini di possibilità di carriera che di guadagno. E di certo, visto l¹andamento demografico, queste professioni conosceranno una richiesta sempre maggiore. Senza aver svolto particolari ricerche (di consulenti scientifici ce ne sono già fin troppi), l¹impressione è che i ragazzi ticinesi, ma soprattutto i loro genitori, siano ancora orientati verso l'ideale del lavoro d¹ufficio. Un settore che già negli anni scorsi si stava facendo stretto. Figuriamoci allora oggi, con la crisi finanziaria, con gli scudi fiscali italiani e soprattutto con i colpi assestati al nostro segreto bancario. Sarebbe dunque opportuno un cambiamento di mentalità al momento della scelta della professione; una revisione del mito del lavoro in ufficio a tutti i costi. Qui un ruolo importante lo giocano, oltre alle famiglie, gli orientatori professionali. Il caso del concorso indetto dalla Città di Lugano per l'assunzione di alcuni infermieri, operatori sociosanitari e assistenti di cura presso le case anziani, concorso cui solo un numero esiguo di ticinesi ha partecipato, indica (ed è solo un esempio tra quelli possibi) che nel settore sociosanitario ci sono interessanti opportunità che non godono di sufficiente considerazione. Lorenzo Quadri, Municipale di Lugano e Deputato in Gran Consiglio Lega dei Ticinesi
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