Cerca e trova immobili
Ospiti
Lorenzo Quadri: Padri separati, il Governo se ne infischia
Redazione
16 anni fa

La mozione a tutela dei diritti dei padri separati giace imboscata da due anni e quattro mesi in qualche cassetto di Palazzo delle Orsoline. Come sempre in questo Cantone il concetto di priorità è, il meno che si possa dire, opinabile! Capita infatti che mozioni alle quali il governo è tenuto per legge a dare una risposta (tramite messaggio) entro sei mesi (art 101 Legge sul GC e sui rapporti con il CdS), rimangano invece ferme per anni! Il che, se si trattasse di temi di poco conto o di interesse limitato non sarebbe un dramma. Ma non si può invece accettarlo quando a venire rimandata alle calende greche è l'analisi di un problema concreto, reale, urgente. Un problema che tocca un numero crescente di persone e che costituisce una delle principali fonti di disagio economico e sociale. Ci riferiamo alla questione dei padri separati, categoria sempre più numerosa e spesso messa in difficoltà da una legislazione non adatta alla realtà. Da una legislazione che parte dal presupposto che, in una separazione, la parte più debole sia sempre la donna, il che non è necessariamente vero. Cause di divorzio che si trascinano per anni (magari perchè la controparte può fare capo al gratuito patrocinio, che poi non è tanto gratuito dal momento che a pagare è pantalone, ovvero il contribuente ticinese); situazioni conflittuali in conseguenza delle quali il genitore affidatario (nella maggioranza dei casi: la madre) ostacola o addirittura impedisce il rapporto dei figli con l'altro genitore senza che quest'ultimo possa far valere i propri diritti, e ciò a tutto danno dei figli medesimi; sistematica diffamazione del padre agli occhi dei figli; alimenti calcolati sulla base delle famose tabelle di Zurigo che non rispecchiano i redditi e il costo della vita in Ticino; e così via. I problemi cui può andare incontro un padre a seguito di una separazione possono essere molto pesanti. Le conseguenze, deleterie. Come se ne occupa l'ente pubblico? Il Cantone ha solo un ufficio per la condizione femminile, la cui utilità ed efficacia è peraltro ancora tutta da dimostrare (tant'è che come misura di risparmio se ne era pure ipotizzato lo smantellamento, proposta sostenuta anche da alcune deputate donne). In effetti, l'Ufficio per la condizione femminile (fra l'altro diretto guarda caso da una radicale sempre in prima fila ai Congressi del partitone) se non proprio inutile è superato. Infatti da anni assistiamo ad un processo che ha solidamente migliorato la condizione femminile nell'ambito delle pari opportunità, ma soprattutto nella tutela della donna nelle normative di diritto di famiglia. Ebbene, con una mozione presentata nel dicembre del 2007, chiedevamo di creare, al posto dell'obsoleto ufficio per la condizione femminile, una figura istituzionale che si occupasse non solo di questioni riguardanti le donne, ma anche di altri temi tra cui la tutela dei diritti dei padri in caso di divorzio, al fine di prevenire abusi da parte dell'ex coniuge (e dei suoi avvocati). Come detto, a questa figura di "ombudsman" il lavoro non mancherebbe di sicuro. E nessuno può negare che il problema sollevato sia reale ed urgente. Ciononostante, in due anni e quattro mesi, il Consiglio di Stato non ha ancora trovato il tempo di occuparsi della mozione citata. Come se si parlasse di rospi albini o di farfalle nane, e non di problemi che condizionano gravemente l'esistenza di migliaia di ticinesi! Forse che i padri separati sono, agli occhi del Consiglio di Stato, cittadini di serie B? Quanto bisognerà aspettare prima che il Governo si degni di pronunciarsi su una mozione che data del dicembre del 2007? Lorenzo Quadri Donatello Poggi Norman Gobbi Deputati in Gran Consiglio

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata