
La questione dei nomadi torna all'ordine del giorno. Il Municipio di Bellinzona ha recentemente annunciato la propria volontà di mantenere aperta l'area nomadi di Galbisio, l'unica rimasta in Ticino, malgrado recenti episodi poco edificanti (rissa) nonché i danni regolarmente lasciati dagli utenti alla loro partenza. La disponibilità è però limitata a 2-3 anni, in attesa che il Cantone risolva la questione tramite PUC. L'Esecutivo della capitale non ha fatto a tempo a confermare l'area nomadi, che già i suoi fruitori tornano a causare problemi. I Rom che da un mese sono installati a Galbisio non intendono lasciare l'accampamento nei termini stabiliti, questo per restare vicini ad una parente ricoverata all¹Ospedale San Giovanni. Il Cantone aveva proposto di restare ai parenti stretti della donna, ma i Rom intendono rimanere tutti. Da qui la "febbrile ricerca" di un terreno per accogliere i 120 nomadi che rifiutano di partire da Galbisio, L'accaduto dimostra la scarsa disponibilità delle carovane Rom a rispettare le regole e i termini prefissati, che, assieme agli episodi poco edificanti di cui sopra, pone di nuovo la domanda circa l¹opportunità di permettere alle carovane di sostare su suolo cantonale. Chiedo pertanto al lod Consiglio di Stato: è compito del Cantone trovare delle ubicazioni alternative alle carovane che rifiutano di partire nei tempi stabiliti? In quanti casi, negli ultimi 5 anni, si è verificato un mancato rispetto dei termini di partenza? Quali procedure adotta il Cantone in queste circostanze? Di quali strumenti dispone il Cantone per far rispettare detti termini, e in quanti casi se ne è fatto uso? Il Cantone conferma la volontà di adottare un Piano di utilizzazione per risolvere la questione delle aree nomadi? Se sì a che punto è il suo allestimento, e come è orientato? Lorenzo Quadri, deputato Lega dei ticinesi
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