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Lorenzo Quadri: Come evitare il ripetersi di un altro caso "Zombie"?
Redazione
16 anni fa

Il festival del film di Locarno è stato nelle scorse settimane oggetto di discussione a causa di talune scelte non proprio felici nella programmazione (pellicole splatter-porno-gay interpretate da attori porno e altre produzioni analoghe, spacciate per capolavori). Ciò a fronte del disinteresse mostrato nei confronti di cineasti di indubbio valore internazionale quale Peter Greenaway. Come qualche anno fa il Festival del film rifiutò di concedere uno spazio al cortometraggio Submission costato la vita al regista Theo Van Gogh, questa volta il neodirettore non ha ritenuto di considerare il documentario Erich Maria Remarque, Marlene Dietrich e Paulette Goddard di Victor Tognola, malgrado ricorra il 40° anniversario della morte di Remarque, il 20° di quella di Goddard e il centenario della nascita dell’attrice. Avendo Remarque e Goddard vissuto per decenni a Ronco Sopra Ascona, un legame col Pardo a seguito delle tre ricorrenze sopra indicate avrebbe costituito anche un’ottima occasione di promozione del territorio. Delude, ma non sorprende, che ad essere tacciati di “nemici” (?) del Festival siano stati coloro che hanno protestato per le sue derive, e non chi – la direzione - queste derive le ha causate. Magari per suscitare di proposito rumore, facendo così pubblicità alla propria persona, ma a spese della manifestazione. Nessuno mette in dubbio l’importanza del Festival del film non solo per Locarno e il Locarnese, ma per il Ticino tutto. Non è un caso, infatti, che il Festival abbia ottenuto nei mesi scorsi un congruo aumento dei sussidi cantonali. Ma proprio in virtù di questa importanza, e del fatto che è finanziato per metà con danaro pubblico, il Festival non può servire da cavia per esperimenti di cattivo gusto, e neppure può permettersi di perdere il treno di possibili collegamenti col territorio, che sarebbero stati offerti su un piatto d’argento dal binomio Remarque/Goddard. Quel che è accaduto nell’edizione 2010 ormai appartiene al passato. E’ tuttavia importante che non si ripeta in futuro. Ci sono garanzie in questo senso? Oppure il direttore gode di assoluta libertà nella programmazione? E non avrebbe dovuto il CdS, di fronte all’importante richiesta di credito per la rassegna, approfondire anche questo aspetto? Chiedo pertanto al lodevole Consiglio di Stato: il CdS reputa che, alla presenza di importanti sussidi pubblici, la dirigenza del Festival del Film debba avere totale mano libera nella scelta della programmazione? Esistono dei vincoli contrattuali tra direttore e Festival che pongano dei limiti alla facoltà del direttore di scegliere o tralasciare pellicole unicamente in base al proprio insindacabile giudizio? Se sì, quali? Tali vincoli sono esistiti in passato? Se sì fino a quando? Il CdS ha valutato questi aspetti nell’ambito della richiesta del credito quadro 2011 – 2015? Lorenzo Quadri, deputato Lega in Parlamento 

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