
Profonda delusione: difficile reagire in modo diverso davanti alla recente decisione del Consiglio nazionale di respingere un’iniziativa parlamentare socialista che chiedeva la creazione di una cassa malati federale unica. Nella scottante questione dei premi di cassa malati, il Parlamento federale insiste nel non fare i compiti. Il costo, per i cittadini, di quella che dovrebbe essere un’assicurazione sociale, è cresciuto in maniera esponenzialmente maggiore rispetto ai sussidi per il pagamento dei premi. Sussidi che dovrebbero servire a stemperare il peso dei premi slegati dalla forza finanziaria del singolo, ma che, causa mancati adeguamenti, stanno fallendo il proprio fondamentale obiettivo. E tutta la costruzione traballa. Con il bubbone degli aumenti di premio 2011, l’attuale sistema ha mostrato di essere giunto al capolinea. In Ticino i premi saliranno in maniera spropositata senza motivo plausibile, dal momento che la spesa sanitaria non è cresciuta. L’aumento medio del 6,4% è poco indicativo, poiché riferito, oltre che ad una media, ad una casistica particolare: solo assicurazione di base e franchigia minima. Ma molti ticinesi con coperture diverse da questa si sono trovati in bucalettere, lo scorso mese, graziose letterine da parte della propria cassa malati che annunciavano “salassi” del 20, del 30 o addirittura del 40%. Chi ha osato chiedere spiegazioni al proprio assicuratore ha ottenuto in risposta riflessioni dall’alto contenuto economico-filosofico del seguente tenore: «La salute non ha prezzo». Le pingui riserve accumulate in Ticino dalle casse malati tramite la riscossione di premi eccessivi vengono utilizzate per colmare gli ammanchi in altri Cantoni (vedi Berna) dove le riserve sono sotto zero e dove i premi prelevati non coprono la spesa corrente. E dove, va da sé, gli stipendi sono più alti dei nostri. In sostanza: si “ruba” (legalmente) ai “poveri” per dare ai “ricchi”. Il Consiglio federale avrebbe, a dire il vero, deciso il riequilibrio delle riserve entro il 2012. Ma ha ben presto smentito tale pio intendimento con i fatti: l’Ufficio federale della sanità ha approvato i premi 2011, i quali vanno nella direzione opposta al riequilibrio. La cosa non stupisce: riequilibrare significherebbe imporre a grossi Cantoni, Berna in primis, aumenti di premio vicini al 20%. E se, come accade con i premi ticinesi 2011, aumenti medi del 6.4% causano a molte economie domestiche “pillole” reali del 30%, immaginiamo quale possa essere il risultato di un aumento medio del 20%. Per cui, campa cavallo. Il 2012 ci riserverà altre brutte sorprese, e non ci vuole molta fantasia ad immaginarlo. In quell’anno entrerà in vigore il nuovo sistema di finanziamento delle cure ospedaliere, che trasferirà oneri per 85 milioni di Fr annui dalle casse malati al Cantone. I premi di cassa malati dovrebbero dunque diminuire per il corrispondente della totalità di questo importo. Ma qualcuno si illude davvero che sarà così? E qualcuno si illude davvero che, se non si cambia sistema, ci sarà mezzo – per tacere della volontà a livello federale - di imporre agli assicuratori la doverosa riduzione? Il regime attuale ha dimostrato di essere insostenibile. E di esserlo in particolare per i ticinesi, ingiustamente penalizzati. Per questo, delude doppiamente che a sostenere in Consiglio nazionale la posizione delle casse malati contro la cassa unica federale sia stato proprio un deputato ticinese, l’ex medico cantonale Ignazio Cassis. Lorenzo Quadri, Deputato in Gran Consiglio Municipale di Lugano Lega dei Ticinesi
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