
L’iniziativa contro le armi d’ordinanza in votazione il prossimo 13 febbraio presenta la caratteristica comune a parecchie proposte dell’area cosiddetta “progressista”: vuole cancellare un pezzo di identità elvetica senza un valido motivo.
Non sto ad elencare le statistiche, le quali dimostrano abbondantemente come non esista un nesso causale tra crimini, suicidi e arma militare in casa. Se tale nesso esistesse, la Svizzera, proprio in conseguenza dell’arma d’ordinanza a domicilio, dovrebbe detenere il record di suicidi ed omicidi. Così manifestamente non è, anzi: Stati che hanno severamente vietato ai loro cittadini l’accesso alle armi si trovano a fare i conti con cifre di morti violente molto più elevate delle nostre.
Una circostanza che si spiega facilmente: l’arma non è la causa dell’atto violento, bensì un mezzo. Se manca quello, chi è intenzionato a commettere un gesto insano ne troverà un altro.
E’ illusorio pensare di diminuire i crimini intervenendo sui mezzi e non sulle cause. Altrimenti per coerenza si dovrebbero vietare prima di tutto i coltelli (obbligo costituzionale di mangiare solo zuppe?), poi i farmaci, poi i balconi dal secondo piano in su, poi i ponti, poi i treni, e via elencando.
Va poi da sé che, mentre per l’onesto cittadino, in caso di accettazione dell’inizitiativa, possedere un’arma diventerebbe impresa proibitiva, nulla cambierebbe per le armi dei delinquenti, già adesso illegali. Questi ultimi si vedranno anzi facilitati nel loro compito, potendo partire dal presupposto di avere a che fare con cittadini inermi.
L’iniziativa contro l’arma d’ordinanza ingerisce nel rapporto tra cittadino e Stato. Un rapporto finora improntato alla fiducia, che si vuole però trasformare nell’ennesima messa sotto tutela. Se si parte dal presupposto che al Signor Bernasconi di turno non possa essere lasciata in mano un’arma, vuol dire che lo si reputa o un potenziale criminale, o un aspirante suicida. Senza contare che uno Stato sempre più invasivo comporta nuovi compiti burocratici. E quindi nuove trafile, nuovi uffici, nuovi costi.
L’obiettivo dell’iniziativa è in realtà colpire l’esercito? E’ chiaro, e l’hanno capito anche i paracarri: non a caso il PSS, principale sostenitore dell’iniziativa, ha inserito l’abolizione dell’esercito nel proprio programma politico. E perché mai la Federazione dei medici svizzeri (FMH) ha preso posizione a favore dell’iniziativa? Non sarà mica perché il presidente De Haller è candidato socialista al Consiglio nazionale?
Ma lo scopo dell’iniziativa è ancora piùvasto. Non si limita al solo esercito. Si tratta infatti di smantellare, una dopo l’altra, con la ben nota tattica del salame, le peculiarità e le tradizioni elvetiche. Per privarci della nostra identità, della nostra storia, e renderci sempre più omologabili nel calderone unioneuropeista, multiculturale, multinazionale, multietnico. Senza con ciò diminuire gli atti di violenza.
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