
In una società malata di “politicamente corretto”, la libertà d’espressione diventa sempre più un optional. Nei giorni scorsi la maggioranza del Gran Consiglio ha silurato l’iniziativa parlamentare presentata nel 2008 dai deputati leghisti Boris Bignasca e Lorenzo Quadri. Iniziativa che mirava ad introdurre il voto segreto nelle concessioni dell’attinenza comunale. Obbiettivo: sottrarre il più possibile il Consigliere comunale da condizionamenti esterni al momento di votare su un tema così delicato e personale. Per condizionamenti non si intendono solo quelli espliciti, quali pressioni o minacce, che comunque non si possono di certo escludere visti i tempi che corrono. Si intende anche l’imbarazzo nel rifiutare pubblicamente l’attinenza comunale ad una persona che non si ritiene abbastanza integrata, ma con cui si è in contatto per vari motivi; con la persona interessata, o con suoi congiunti. Solo il voto segreto permette al consigliere comunale, specie nelle piccole realtà dove tutti si conoscono, di esprimere liberamente la propria posizione. Né si può pretendere da tutti i Consiglieri comunali una granitica resistenza alle pressioni: è già bello che si trovino ancora persone pronte a mettersi a disposizione per i legislativi dei Comuni. Pretendere di trovare anche degli “eroi” è davvero chiedere un po’ tanto. In generale, si osserva un continuo svilimento dell’atto della concessione del passaporto svizzero, che i fautori del politicamente corretto vogliono degradare a mera formalità amministrativa. Da qui il tentativo di rendere sempre più difficoltosa al Consigliere comunale l’espressione della sua vera opinione, qualora questa osasse divergere dai dettami del politicamente corretto assurto a pensiero unico, ma soprattutto a chiodo fisso. Bisogna opporsi alla corrente che vuole rendere le naturalizzazioni sempre più facili. Ottenere il “passaporto rosso” non è un diritto acquisito. La sua concessione è il frutto di un atto politico, e non amministrativo, con cui una comunità (e per essa i suoi rappresentanti eletti il Consiglio comunale) premia i cittadini stranieri che ritiene integrati e meritevoli. La libera espressione del voto va salvaguardata. Solo il voto a scrutinio segreto sulla concessione dell’attinenza comunale permette al Consigliere comunale di esprimere il proprio pensiero senza condizionamenti. E’ tuttavia evidente che proprio questi condizionamenti sono auspicati dalla maggioranza del Gran consiglio. Fin troppo chiaro il fine dell’operazione: ridurre artificialmente al minimo i voti contrari nelle naturalizzazioni contestate. Avanti così. Lorenzo Quadri, deputato in Gran Consiglio per la Lega dei Ticinesi
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