
Trattando il tema dell’iniziativa relativa ai salari minimi, sono d’obbligo diverse attente e puntuali riflessioni.
Partiamo pure dal fatto che la nostra Categoria si è dotata di un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (in seguito CCNL), giunto alla sua seconda edizione; edizione, quest’ultima, in vigore dal 1. gennaio 2010.
Il CCNL prevede per i Collaboratori e le Collaboratrici, che hanno assolto una formazione professionale con Attestato Federale un salario minimo di CHF 4’108.—mensili più tredicesima. Si nota chiaramente che le nostre condizioni salariali sono già oltre il minimo salariale previsto dall’iniziativa.
I nodi vengono al pettine quando trattiamo i contratti di Collaboratori o Collaboratrici che non hanno assolto una formazione. In questo caso il salario minimo, come da CCNL, prevede uno stipendio di CHF 3’407.--. Ecco che eticamente ci possiamo chiedere: è giusto “regalare” un salario di CHF 4’000.—mensili a Collaboratori o Collaboratrici che non hanno investito nella loro formazione?
Secondo la nostra categoria la soluzione proposta dall’iniziativa per il salario minimo va a minare e a compromettere la formazione dei nostri giovani. I giovani si chiederebbero: “perché impegnarci in una formazione triennale per guadagnare CHF 4’108.—quando possiamo guadagnare CHF 4’000.—senza tanti sforzi, senza dover proseguire gli studi e sostenere dei regolari esami?” Queste domande sono importantissime per la formazione e la motivazione dei nostri giovani.
E’ poi ovvio che un aumento dei salari minimi previsti (qualora l’iniziativa dovesse essere accettata) andrebbe a ridurre il, già risicato e comunque non garantito, margine di guadagno dell’imprenditore che ancora oggi investe in strutture alberghiere, mantenendo e creando posti di lavoro per la nostra economia.
L’iniziativa mette in discussione il CCNL stesso. Le condizioni che oggi vengono offerte a chi è professionalmente attivo nel settore alberghiero sono indubbiamente vantaggiose. Vi cito ad esempio la possibilità di maturare 3 giorni all’anno per formazioni continue inerenti la propria professione, le 5 settimane di vacanze retribuite + 6 giorni liberi maturati per il lavoro durante le festività, oltre i 2 giorni liberi a settimana. Se dovesse passare l’iniziativa di un salario minimo, ecco che il nostro settore non avrebbe più necessità di avere un contratto collettivo, perdendo quindi, tutti i privilegi di cui godono oggi i nostri dipendenti.
Gli albergatori sarebbero, probabilmente, costretti a rivedere tutti i contratti di lavoro dei propri impiegati; riducendo i contratti a tempo indeterminato, per sostituirli con contratti ad ore. Sappiamo che nelle nostre professioni esistono le così dette “ore morte”. Sono le ore in cui il personale è impiegato, ma non sta necessariamente lavorando perché gli ospiti, per una ragione o per un’altra, non usufruiscono dei servizi dell’albergo. Giusto per segnalare un esempio pratico, pensiamo ai camerieri presenti in sala o al bar di un albergo durante un pomeriggio qualsiasi, quando gli ospiti sono fuori albergo per lavoro o per svago. Oggi come oggi l’albergatore investe in un servizio di qualità, lasciando “coperto” il turno per un possibile ospite che (forse) usufruirà dei servizi offerti. Nella maggior parte di questi casi, i nostri collaboratori sono presenti sul posto di lavoro, sono regolarmente stipendiati, ma effettivamente non sono attivi non essendoci del lavoro che occupi il loro tempo. Ecco che in questo caso, l’albergatore potrebbe decidere di affidare, sporadicamente, solo in caso di necessità, qualora ci fosse un cliente da servire, la gestione del bar alle segretarie del ricevimento, rinunciando ad impiegare un cameriere nelle ore pomeridiane. Si perderebbero così posti di lavoro generando sicuramente un, comunque non voluto, ma resosi necessario, risparmio sulla massa salariale. Proprio perché con l’accettazione dell’iniziativa, la massa salariale diverrebbe insostenibile per diverse strutture ricettive.
Qualora il costo del personale dovesse crescere eccessivamente, l’albergatore si troverà costretto a ritoccare il prezzo di vendita dei propri prodotti, rendendo così meno attrattiva la propria struttura e tutta la destinazione stessa. Non va dimenticato che oggi i costi merceologici del nostro settore sono già del 40 % superiore rispetto ai paesi confinanti. Non c’è una ragione reale, ma è un dato di fatto che il medesimo prodotto acquistato in Svizzera è più caro del 40 % rispetto al medesimo prodotto acquistato in Francia, Germania o Italia.
Quest’iniziativa ha il pregio di farci riflettere sulle condizioni che già ora offriamo alle nostre Collaboratrici e ai nostri Collaboratori, riusciamo quindi a comprendere che i nostri Impiegati non si sentono sfruttati, ma al contrario, ci sono grati per la possibilità e la sicurezza economica e contrattuale che, oggi come oggi, il nostro settore, con Contratto Collettivo di Lavoro, garantisce loro.
Minare il CCNL per sostituirlo con una legge che favorirebbe il dilettantismo a scapito della professionalizzazione, non è la panacea per tutti i mali. Va a dissuadere i nostri giovani dall’impegnarsi in una formazione che sarà la loro base di partenza, il loro trampolino di lancio per un futuro professionale che potrà rivelarsi molto più ricco di CHF 4'000.—al mese.
Lorenzo Pianezzi, Presidente hotelleriesuisse Ticino
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