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Lorenzo Jelmini - Riforma fiscale e sociale dal punto di vista dei lavoratori
Lorenzo Jelmini - Riforma fiscale e sociale dal punto di vista dei lavoratori
Lorenzo Jelmini - Riforma fiscale e sociale dal punto di vista dei lavoratori
Redazione
8 anni fa

Grazie alle misure sociali contenute nella Riforma fiscale e sociale, in votazione il prossimo 29 aprile, a mio avviso siamo di fronte a una tendenza forte che, al di là dei singoli incentivi, certamente opportuni per moltiplicare il numero di soggetti beneficiari di queste misure, trae origine dalla diversa e migliore combinazione che il fattore lavoro trova all’interno dell’impresa moderna.

Il successo dell’impresa è sempre più generato dal contributo partecipativo che i lavoratori possono realizzare e lo è ancor di più in un periodo di difficoltà economica. In maggior misura nell’attuale situazione sociale, la conciliazione tra vita e lavoro è diventata dunque una leva sensibile e centrale della vita dell’impresa e nel contempo le aziende riconoscono la necessità di aver collaboratori motivati. Contribuire al benessere e al giusto equilibrio fra vita professionale e vita familiare è diventato un tassello importante per molte aziende produttive. È un’importante cambiamento, certo graduale e non diffuso in modo uniforme nel tessuto produttivo cantonale, che deve essere sostenuto ed è destinato a orientare e a selezionare le imprese e i settori di successo anche negli interessi dei collaboratori. Proprio per la presenza di misure sociali orientate alla conciliazione lavoro e famiglia, il sindacato OCST ha aderito alla riforma in votazione a fine mese.

Sebbene negli ultimi anni siano emersi casi in cui la produttività aziendale si è spesso tradotta in scelte contrarie ai bisogni dei dipendenti (lavoro interinale, su chiamata, dumping salariale, aumento eccessivo delle flessibilità e conseguente precariato), grazie alle misure sociali formulate dal Dipartimento di Paolo Beltraminelli, vengono poste alcune condizioni che possono correggere questi aspetti problematici. In un Cantone in cui prevale ancora il modello familiare nel quale i carichi di cura e sostegno pesano in maniera importante sulle donne, aumenta la domanda da parte delle stesse di poter mantenere e accrescere tassi di occupazione attraverso soluzioni e misure che permettano di conciliare al meglio vita e lavoro. Si tratta di un punto debole del mercato del lavoro ticinese che dobbiamo modificare negli interesse di tutti. Le donne infatti ricoprono un ruolo importante in alcuni settori, pensiamo in particolare al socio-sanitario e all’ambito dei servizi, ma forniscono in tutti i settori un contributo professionale e di capacità relazionali, partecipative e innovative preziose per le aziende come pure per il servizio pubblico.

Non si tratta quindi, attraverso le misure sociali, di proteggere una parte debole del mercato del lavoro, ma di rendere maggiormente equilibrato e sostenibile la presenza di una componente decisiva del nostro apparato economico. Ma non basta porre la migliore sostenibilità del lavoro femminile come obiettivo per ottenere risultati utili. Come nemmeno basta dire genericamente “donna” per indicare automaticamente una serie di bisogni di cura e di servizi uguali per tutte. Sempre più le persone vivono non solo cicli di vita ma stili e condizioni profondamente diversificate tra loro. Non si tratta solo di bisogni diversi a seconda delle età, ma anche secondo le regioni e a seconda della rete relazionale e familiare.

Anche per questo motivo le misure sociali che accompagnano la riforma fiscale sono personalizzate sui singoli bisogni e prestazioni: per i genitori che rinunciano a una parte di reddito per occuparsi del figlio nel primo anno di vista è previsto un assegno parentale di 3000 franchi. Per le famiglie che ne decidono il collocamento in una struttura di custodia è previsto un aiuto alle rette. Proprio questo è un aspetto sui cui il Sindacato da anni insiste, visto che il potenziamento degli aiuti finanziari alle strutture ha lo scopo di migliorarne la qualità e le condizioni di lavoro dei loro impiegati.

In definitiva è soprattutto sul «sociale» che si gioca la possibilità migliore e più redditizia di condizionare positivamente i bisogni di conciliazione vita-lavoro delle persone e delle donne. È dunque in questo strumentario «di ultima generazione», fortemente legato alla contrattazione aziendale, ma anche alla differenziazione dei bisogni della popolazione, che si giocano le migliori possibilità di creare effetti diretti positivi sulla qualità dell’occupazione e sui risultati aziendali.

Per tutti questi motivi invito a sostenere la Riforma fiscale e sociale in votazione il prossimo 29 aprile.

Lorenzo Jelmini

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