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Lorenzo Jelmini: Lavoratori come ratti, accostamento ributtante
Redazione
16 anni fa

Che la Svizzera venga rappresentata dall’Emmental, l’ottimo formaggio bernese, può starci, ma che i lavoratori che prestano attività lavorativa in Svizzera siano raffigurati da ratti, ossia da topi di fogna, è decisamente sconcertante. Se vengano preferiti i lavoratori esteri agli indigeni siamo certi che sia per colpa loro? Le maggiori tensioni sul mercato del lavoro si sono, infatti, prodotte quando è venuto meno il controllo preventivo dei salari e delle condizioni di lavoro offerte ai lavoratori. La denuncia fatta dall’OCST negli scorsi giorni relativa ai salari di fr. 1'800 mensili offerti a personale qualificato nel settore impiegatizio evidenzia che proprio laddove non esistono dei contratti collettivi obbligatori si nascono i maggiori abusi. Attendersi che tutti questi abusi vengano denunciati è utopia o peggio una velata ipocrisia. Certamente per il Sindacato OCST l’introduzione generalizzata di Contratti Collettivi permetterebbe di ovviare a molti di questi abusi. Ma se anche ciò accadesse rimarrebbe ancora un problema di non facile soluzione: quello della mancanza di rispetto verso il lavoratore, di qualsiasi nazionalità, che spesso si sente minacciare di licenziamento se non accetta salari miseri o condizioni di lavoro indegne. Va da sé che i più toccati siano i lavoratori meno protetti e proprio per questo più soggetti a questi ricatti. L’OCST condanna questa campagna pubblicitaria ed invita tutte le parti interessate (politica, sindacati ed imprenditori) ad approfondire e cercare soluzioni ragionevoli ai non pochi problemi presenti nel mercato del lavoro ticinese. Lorenzo Jelmini, segretariato cantonale OCST

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