
Che lo sciopero alle Officine FFS di Bellinzona avesse dato “fastidio” ad un certo tipo di sindacalismo lo avevamo percepito subito, ma che questo fastidio si manifestasse in tutta la sua pochezza ancora ai tempi nostri ci ha effettivamente sorpreso e profondamente deluso. Lo sappiamo, le dirigenze sindacali svizzere e ticinesi hanno una loro filosofia che è quella dell’abbaiare molto ma di mordere poco (per la soddisfazione del padronato) e di conseguenza chi agisce all’interno del sindacato in modo più aggressivo, diventa automaticamente un elemento di disturbo da “emarginare”. Così è puntualmente successo alla sezione bellinzonese di Unia, stranamente dopo lo sciopero delle Officine, dove in modo ancora oggi poco chiaro “si sono regolati i conti” con chi si era dimostrato troppo zelante. Evviva la lotta sindacale! Ma ormai qui in Ticino non c’è limite al peggio e allora vedi piazzati ai vertici dei sindacati, detti di sinistra, gli uomini di apparato del PS (Granconsiglieri, sindaci, membri di direzione, ecc) che, al momento opportuno e dopo aver ricevuto l’ordine supremo, marciano come soldatini alla faccia dell’interesse dei lavoratori ai quali vengono vendute illusioni. Poi c’è chi si vende per un posto nell’amministrazione sindacale e dimentica in fretta e furia che due giorni prima diceva l’esatto contrario ma va bene così, il circo continua e la poca credibilità anche. Ci eravamo illusi che lo sciopero alle Officine FFS di Bellinzona avesse dato una scossa ai vertici sindacali, visto anche il particolare momento di crisi economica, ma non è stato assolutamente così perché, piaccia o non piaccia, come cantava P. Bertoli in una sua bellissima canzone: “…la Chiesa, il Parlamento, il Sindacato e tutti gli altri centri di potere…”. Sì, anche il sindacato è un centro di potere e chi osa contestare “la linea” viene emarginato, anche con conseguenze gravi. E così vai alle assemblee sezionali per eleggere il nuovo comitato e poi vieni a sapere che molti dei presenti in sala hanno già il bigino compilato con i nomi da votare secondo “la linea” (SIC!). Evviva la democrazia sindacale e chi ci crede! La mia dignità di lavoratore mi impone di reagire a questo modo marcio di fare sindacato. È da quando avevo 19 anni che pago le quote sindacali e non accetto lezioni da chi sta nel sindacato dall’altro ieri, e questo sia ben chiaro. Donatello Poggi, artigiano FFS
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