
I Verdi del Ticino accolgono con soddisfazione il risultato netto con cui il popolo svizzero ha confermato gli accordi sulla libera circolazione delle persone e la loro estensione a Bulgaria e Romania. Sia geograficamente sia dal punto di vista dell’ampiezza del risultato, la volontà delle svizzere e degli svizzeri di proseguire sulla strada bilaterale è stata ribadita nettamente. Diverse le valutazioni per il voto ticinese. Il netto “no” depositato nelle urne è un unicum a livello nazionale e deve certamente imporre delle riflessioni al governo federale. Un risultato di tale chiarezza non può certo essere ridotto a componenti xenofobe o “folcloristiche” ma rispecchia probabilmente la maggiore debolezza ed esposizione dell’economia e della società ticinese rispetto a quelle del resto della Svizzera. I Verdi sono convinti che la via bilaterale sia corretta. Tuttavia riteniamo che in Ticino si sia fatto troppo poco per mitigare le conseguenze indesiderate della libera circolazione e, soprattutto, che la Confederazione non si sia impegnata a sufficienza nei confronti dell’Italia per far sì che tutte le clausole degli accordi bilaterali fossero rispettate. A livello nazionale e cantonale occorre rafforzare la protezione dei lavoratori, con misure serie e non più prorogabili. D’altro canto, va anche stigmatizzato chi, per mero calcolo di bottega, ha attizzato il fuoco di legittime paure, senza proporre soluzioni e, anzi, prospettando un futuro di chiusura e arroccamento che avrebbe solo peggiorato le cose allontanandoci, per di più, dal resto della comunità nazionale. Sergio Savoia, Coordinamento cantonale Verdi del Ticino
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