
Come candidato indipendente di sinistra, ospitato gentilmente sulle liste del Partito Umanista, mi è stato chiesto recentemente dagli esponenti di quel partito se condividevo o meno di sostenere pubblicamente il ticket Cavalli-Marti o meno. Ho sempre creduto che non ha molto senso dare indicazioni di voto, ho sufficiente rispetto degli elettori per credere che sanno da soli per chi votare in base alle loro aspettative, desideri, ideali, bisogni. Sono loro solo grato per avermi votato al primo turno e avermi permesso di raggiungere il 2%, risultato che nessuno poteva aspettarsi ad inizio campagna elettorale, visto che Verdi, PdL e PS erano compatti come mai a sostenere Cavalli. È un risultato che mi lusinga, se lo paragono all’unico “esperimento” simile al mio negli ultimi 20 anni, quello della lista per il Consiglio degli Stati nel ’99 del Tasso, che aveva in lista Caroline Camponovo e Giorgio Canonica, e poteva godere a differenza di me, dell’attivo sostegno dei Verdi e del quindicinale Il Diavolo, e avevano come “concorrente” nell’area di sinistra il candidato socialista Martinelli, che va ricordato, aveva ottenuto molti meno consensi di quanto Cavalli ha ottenuto lo scorso 21 ottobre. Camponovo si fermò al 1.3% e Canonica andò anche peggio. Ho affrontato questa difficilissima sfida con pochissimo spazio sui media cantonali, dove anche l’ente pubblico, la RTSI, già al primo turno ha dato molto più spazio ai due uscenti Lombardi e Marti e allo sfidante Cavalli, lasciando le briciole di tempo agli altri candidati per esporre le loro idee (mi dispiace doverlo scrivere, ma Attilio Bignasca ha ragione quando si lamenta del trattamento della RTSI: la cosa scandalosa è l’assordante silenzio da parte della sinistra su un minimo di “par condicio” nella gestione dei dibattiti elettorali!), con una sinistra che compatta come mai rincorreva il sogno della prima elezione di un socialista ticinese al Senato, e con la spiacevole esperienza che ad ogni dibattito, da quelli nei licei a quelli in TV, la metà del tempo la si dovesse passare a discutere delle pecorelle di Blocher, divenendo tutti obbligatoriamente “collaborazionisti” della campagna pubblicitaria dell’UDC. Mi sono candidato per dare visibilità ad un’altra sinistra che Cavalli non rappresenta propriamente, ad una sinistra che sappia pensare non solo alla ridistribuzione della ricchezza, ma che sappia anche indicare qualche progetto per creare ricchezza, che sappia dire che nel 21. secolo è arrivato il momento di ripensare il walfare state, responsabilizzando maggiormente il cittadino, ma anche raccogliendo la sfida del compianto André Gorz e iniziare a tematizzare la sua audace proposta di qualche anno fa di introdurre un reddito universale di cittadinanza. Ma ancor di più, una sinistra che non veda la meritocrazia come un tabù, come una cosa blasfema, bensì come un campo nel quale bisogna confrontarsi (iniziando a discutere i criteri e gli indicatori con la quale misurarla e definirla). L’alternativa a ciò può solo essere l’occupazione della cosa pubblica e non, attraverso la lottizzazione del proprio clan di fedelissimi, che a medio-lungo termine produce esclusivamente inefficienza e perdita di credibilità. Infine, ma non da ultimo, una sinistra che sappia confrontarsi con le nuove “sensibilità politiche”, come quelle di quel vasto mondo che è l’animalismo. Ecco, su queste coordinate ho sviluppato la mia piccola campagna elettorale, raccogliendo il risultato del 2% che, pur se modesto, mi ha permesso di incontrare molte persone con le quali interagire e confrontarsi, e che forse in futuro si potrà dare una maggiore continuità progettuale (se poi dentro o fuori dal PS, questo dipende più da esso che da me). Adesso per il ballottaggio quello che credo sia importante è avere dei criteri chiari all’elettorato sul profilo dei candidati. E anch’io nel mio piccolo, avendo qualche dubbio su chi votare, mi rivolgo pubblicamente a Franco Cavalli ponendogli due semplici domande politiche dalla cui risposta dipenderà il mio voto (e forse no
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