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Giulia Petralli
L’eterno rinvio
© CdT/Gabriele Putzu
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Redazione
25 giorni fa
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L’estate di quest’anno si sperava potesse essere l’ultimo scossone necessario a responsabilizzare chi ancora non avesse compreso l’urgenza di agire a favore del clima. Un’estate di caldo eccezionale e territori sofferenti avrebbe dovuto ricordarci che la crisi climatica è una realtà che già condiziona le nostre vite. Eppure, è bastata la prima cruciale occasione, caduta proprio in un settembre anomalo, per far vacillare queste speranze.

La discussione sul Piano energetico e climatico cantonale (PECC) in Gran Consiglio si è conclusa con una profonda delusione per chi si batte per una transizione energetica seria e una protezione del clima efficace. Il Piano è stato approvato, ma il progetto già insufficiente in partenza, è stato prima ridimensionato in commissione e poi è ulteriormente indebolito in aula, proprio nella parte importante che avrebbe dovuto tradurre gli obiettivi climatici in misure concrete.

L’approvazione del PECC rappresenta, in sé, un passo necessario. Dopo oltre un decennio, il Cantone dispone finalmente di un quadro aggiornato per affrontare la transizione energetica, promuovere le energie rinnovabili, migliorare l’efficienza, ridurre le emissioni e pianificare l’adattamento al clima ormai già cambiato.

Tuttavia, la revisione della Legge cantonale sull’energia, uno degli strumenti fondamentali per attuare il PECC, è uscita dall’aula profondamente indebolita rispetto alla proposta del Consiglio di Stato. Sono stati stralciati gli obblighi di installazione di impianti fotovoltaici sugli edifici esistenti in caso di rifacimento o risanamento sostanziale del tetto e sui grandi edifici con superficie a partire da 300 metri quadrati. È rimasto l’obbligo per i nuovi edifici, peraltro già in vigore, ma con possibilità di deroghe. Tutto quello che avrebbe potuto incidere in maniera significativa e più o meno rapida è stato eliminato o edulcorato.

Anche sul fronte dei riscaldamenti basati su fonti fossili il progetto ha perso incisività. L’ipotesi di introdurre una scadenza per sostituire gli impianti alimentati da fonti fossili era già stata eliminata in Commissione. Senza obiettivi temporali chiari, la transizione verrà continuamente rinviata.

Nel complesso è sostanzialmente inutile approvare obiettivi importanti per il 2050 e, contemporaneamente, indebolire o togliere le misure per raggiungerli.

E allora, cosa rimane del PECC? Rimangono un Piano approvato, qualche piccolo passo in avanti e obiettivi che continueremo a difendere. Ma rimangono anche obblighi e strumenti cancellati, e un’occasione decisiva persa. Tra qualche settimana, anche il caldo eccezionale di quest’estate sarà per molti un ricordo lontano. Ma se non avremo il coraggio di recuperare ciò che ancora una volta la maggioranza ha deciso di accantonare, rischiamo che questa decisione sarà ricordata come l’occasione mancata proprio mentre il clima ci chiedeva di agire.

Giulia Petralli, deputata Verdi del Ticino

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