
Nel tragitto casa-lavoro e nel tempo libero il mio lavoro non mi lascia tregua.
I cantieri sono un po’ ovunque, sotto gli occhi di tutti, resi sempre più visibili anche grazie ai dispositivi di sicurezza messi in atto e dal vestiario protettivo che i lavoratori sono tenuti ad indossare, soprattutto in presenza di vie circolazione come strade e impianti ferroviari. Proprio per questo motivo il mio lavoro spesso non mi lascia tregua: vedo le situazioni di pericolo in cui i lavoratori si trovano - consapevolmente o no - e i comportamenti che a volte, ahimè, portano a conseguenze gravi se non fatali. Ma questa non vuole essere una lamentela di uno stacanovista, bensì uno spunto di riflessione generale.
Oggigiorno le leggi impongono che il datore di lavoro metta a disposizione risorse, materiale e attrezzature necessarie per permettere al dipendente di lavorare in sicurezza. Il dipendente, per contro, è tenuto ad applicare le direttive e le istruzioni ricevute, implementando le misure di sicurezza imposte. È quindi difficile comprendere i motivi che spingono un quadro aziendale o un esponente di una direzione lavori a recarsi su un cantiere senza rispettare tali disposizioni.
Ci si chiede perché l’operaio ritiene poco credibili i propri superiori? Ci si chiede perché, quando il datore di lavoro emana le direttive in materia di sicurezza, viene schernito dai suoi stessi dipendenti? … Personalmente, la cosa non mi sorprende, si può quindi sottolineare che l’ipocrisia non paga.
Ecco quindi un elemento fondamentale: la credibilità. La sicurezza e la protezione della salute sul posto di lavoro sono diventate un prodotto a disposizione di tutti, affinché alla sera possiamo tornare a casa per rivedere i nostri cari, giocare con i nostri figli, per brindare con i nostri amici e scherzare sulle assurdità della vita. Ma come vendo un prodotto? La risposta sta proprio nella credibilità, e gli unici che possono rendere credibile un tale prodotto sono i datori di lavoro, le direzioni dei lavori, i superiori gerarchici. È inutile spendere somme sproporzionate per il vestiario di protezione, per guanti, mascherine, ventilatori, calzature di sicurezza, caschi, macchinari e attrezzature all’ultimo grido e per le norme di certificazione aziendale, quando il capo si trova vestito di nero, per di più indossando le sneakers in mezzo ad un gruppo di operai.
È allora colpa dell’operaio, se ritiene che le regole in materia di sicurezza sono una barzelletta? Quindi, a domanda rispondo: “No, l’esempio viene dall’alto!” … e aggiungo: “I rischi e i pericoli sono gli stessi per tutti.”
Leo Canepa, specialista per la sicurezza sul posto di lavoro.
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