
Le politiche energetiche sono fondamentali per uno stato: sostengono lo sviluppo tecnologico ed economico contribuendo a determinare la sua indipendenza. Non a caso molte delle guerre in corso hanno motivazioni legate anche all'accapparramento di materie prime quali gas, petrolio e uranio. In questo senso la Svizzera deve puntare principalmente sulla produzione interna a partire da fonti rinnovabili.
Il costo dell'energia nucleare non è quello pagato dal consumatore finale, ovvero il prezzo di mercato. Vanno infatti considerati anche i costi di smaltimento delle scorie e delle centrali stesse : sono esternalità negative che pesano sulla collettività. Accettare l'iniziativa per l'uscita pianificata dal nucleare significa dar seguito alla decisione del Parlamento di spegnere tutte le centrali nucleari svizzere e preparsi perciò adeguatamente alla sostituzione dell'energia nucleare con l'energia rinnovabile. Per arrivare nel 2029 ad approvvigionarci da fonti energetiche rinnovabili dobbiamo cominciare a mettere in pratica nozioni di bioeconomia ed economia circolare, ovvero pensare a tipi di produzione che possano essere riciclati, riutilizzati e rinnovare il proprio ciclo produttivo.
Questo vale anche per l'elettricità, che in Svizzera può essere prodotta dall'idroelettrico, dall'eolico e dal solare. Già ad oggi in Europa si calcola che la bioeconomia totalizza un valore aggiunto di oltre 1.000 miliardi di euro, un giro d’affari di oltre 2.000 miliardi di euro e circa 21,5 milioni di occupati. Si tratta infine di scegliere il nostro modello di sviluppo nel medio e lungo termine: investire nelle fonti rinnovabili vuol dire sostenere l'economia delle regioni periferiche, una produzione di elettricità decentralizzata e pulita.
Lea Ferrari, Partito Comunista, Comitato di sostegno "Sì all'uscita pianificata dal nucleare"
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