
La natura ha una capacità intrinseca per affrontare i cambiamenti, studiarla e metterla in pratica valutando le situazioni per le loro esigenze e possibilità sarà decisivo anche per l'agricoltura svizzera, peculiare e diversa da quella europea e mondiale. Ogni popolazione deve determinare le proprie priorità senza subire le pressioni dell'industria chimica e biotecnologica, il cui obiettivo è strettamente economico ed egoistico.
Un solo esempio emblematico degli interessi nascosti dietro gli oganismi geneticamente modificati (OGM): la multinazionale Monsanto controlla il 90% del mercato mondiale dei semi transgenici. Una tale concentrazione del mercato con poche varietà transgeniche mette a repentaglio la molteplicità da sempre presente in natura, motivo della sua resilienza e potenzialità non del tutto esperita: esistono circa 250'000 specie vegetali, delle quali circa 50'000 sono commestibili, e ne mangiamo circa 250.
Le piante hanno una vasta gamma di strategie di adattamento, perfezionate e rese efficienti per le differenti condizioni microclimatiche in milioni di anni di selezione naturale. Una parte di queste piante sono diventate interessanti per l'uomo e da lui migliorate geneticamente in migliaia di anni di coltivazione. Negli ultimi cinquant'anni il progresso tecnologico ha permesso di sintetizzare fertilizzanti, erbicidi, funghicidi, insetticidi, di velocizzare le operazioni di selezione, di riconoscere i geni e quindi aumentare le rese e la produttività. Nonostante le controversie che l'utilizzo della tecnica spesso comporta, queste conoscenze scientifiche hanno permesso importanti conquiste per lo sviluppo umano particolarmente in previsione dei 10 miliardi di abitanti che raggiungerà il nostro pianeta nel 2050.
La tecnica deve sempre rimanere al servizio dell'uomo, il quale deve applicarla in maniera lungimirante e sostenibile per il proprio benessere, indissociabile dalla salute della fauna e della flora. Perciò l'ingegneria genetica deve continuare ad essere oggetto di studio e ricerca con le debite precauzioni quali le coltivazioni sperimentali chiuse, come già stabilisce la moratoria sugli OGM che dovremo rinnovare nel 2018.
Secondo il Consiglio federale il divieto d'impiego degli OGM nell'agricoltura a lungo termine non si giustifica. Ciò fa a pugni con l'idea di una Svizzera quale cuore verde d'Europa, senza contare i costi di coesistenza nel nostro paese di colture transgeniche e tradizionali, in quanto il rispetto delle distanze per impedire la contaminazione e l'incrocio non si confà al nostro esiguo territorio. Di fronte ai consumatori una produzione svizzera transgenica minerebbe l'intera immagine della qualità dei nostri prodotti.
Le strategie della sopravvivenza e della prosperità dell'agricoltura in Svizzera dovranno ambire ad una produzione sana e sostenibile, comunicata con trasparenza al consumatore, il quale apprezzerà di poter vivere in un paese dove si produce, si mangia, ci si muove in sintonia con la natura. Il sindacato Uniterre ha lanciato il settembre scorso l'iniziativa ”Per la sovranità alimentare. L’agricoltura riguarda noi tutti”, che sintetizza questa visione vietando l'impiego degli OGM e promuovendo significative misure per rafforzare i principi sociali ed economici alla base della produzione agro-alimentare svizzera.
Lea Ferrari, candidata al Consiglio nazionale per il partito comunista
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