
Dal prossimo mese di gennaio, i cittadini di Serbia, Montenegro e Macedonia potrebbero non aver più bisogno di un visto per entrare negli Stati dello spazio di Schengen e quindi anche in Svizzera. La proposta della Commissione Europea sarà al vaglio degli Stati membri dell’UE il prossimo ottobre; il commissario alla giustizia Jaques Barrot ha definito “una tappa storica nei rapporti dell’UE con i Paesi dei Balcani occidentali”. La questione apre alcuni punti interrogativi, che non sono stati al vaglio della Commissione europea. Se Bulgari, romeni e altre popolazioni dell'Unione Europea possono liberamente circolare, perché non possono farlo altrettanto i cittadini di Serbia, Montenegro e Macedonia? E quindi non fare lunghe file davanti ai consolati per ottenere un visto turistico di 90 giorni. La seccatura burocratica e dal non indifferente costo di rilascio per questi tre paesi balcanici diventeranno un passato. Basterebbe munirsi di un passaporto biometrico per recarsi nello spazio di Schengen, Svizzera inclusa (Gran Bretagna e Irlanda esclusi) ed ospitare famigliari o semplicemente essere turisti. Dunque, nessuna possibilità di cercare un posto di lavoro – se non secondo la procedura prevista nella restrittiva Legge sugli stranieri - o rimanere più di tre mesi. Un punto interrogativo, però, apre la questione della “doppia cittadinanza”. Così come a suo tempo i croati bosniaci, per viaggiare liberamente, si sono muniti anche del passaporto croato, la popolazione serba in Bosnia adesso sta giovando della nuova situazione perché anche potrebbe cambiare il vecchio passaporto della “Patria di riserva”, della Serbia, con un passaporto biometrico e viaggiare dunque liberamente nello spazio di Schengen. Nonostante sedentari e regolari cittadini della Bosnia ed Erzegovina, uno stato indipendente. Qui sorge un altro punto interrogativo, del quale si sono accorti tutti i partiti dei verdi nel Parlamento Europeo. L’accesso al passaporto biometrico e, dunque, allo spazio di Schengen lo avranno anche i molti criminali di guerra, sinora ignoti o lontani dalla mano di giustizia. Si rischia che con un notevole “bottino di guerra” potrebbero mettersi in clandestinità di un paese Europeo, o perlomeno, di compiere un atto criminoso. È un pericolo da prendere in considerazione seria. Il presidente del Montenegro Djukanovic non può nemmeno attraversare la frontiera del proprio paese perché sulla sua testa vige un ordine d’arresto della Procura di Bari. Il suo nome è in cima di una lista della mafia di sigarette ed il suo paese spesso viene definito “paradiso di contrabbando delle sigarette”. Ovviamente, questa etichetta non si può attaccare a tutti i montenegrini, ma sta di fatto che dal 1° gennaio prossimo con un passaporto biometrico i contrabbandieri avranno più libertà di movimento e possibilità di “sviluppare” i lavori sporchi. Anche se si parla di criminalità, bisogna osservare che in questi tre paesi il fenomeno non è a livelli cosmici, ma pure richiede una costante sorveglianza e pressione dell’UE per abbassare la corruzione e la criminalità. In generale, la proposta della Commissione Europea rappresenta un segnale positivo ed un’apertura agli stendardi europei che potrebbero migliorare la sicurezza e la vita nei paesi interessati. Vero è che questi paesi si trovano sulla strada - per ora ancora lunga - per diventare i membri della famiglia dell’UE. Zlatko Hodzic
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