
Il 29 novembre prossimo saremo chiamati ad esprimerci, tra i vari temi, su due importanti iniziative: l’iniziativa popolare “per il divieto di esportare materiale bellico” e l’iniziativa popolare “contro l’edificazione di minareti”. I Giovani UDC ticinesi invitano la popolazione a respingere la prima iniziativa per non mettere a rischio un importante settore dell’economia elvetica e ad accettare la seconda per dare un segnale importante contro l’islamizzazione strisciante della nostra società. Riteniamo che l’iniziativa “per il divieto di esportare materiale bellico” vada respinta per tre motivi. Il primo motivo è di ordine economico: qualora venisse accettata, verrebbero soppressi oltre 10'000 posti di lavoro. Gli iniziativisti teorizzano una riconversione dei posti di lavoro, ma senza specificare nel testo dell’iniziativa come questa riconversione vada operata e senza concretizzare il sostegno che la Confederazione dovrebbe dare alle aziende colpite. Il secondo motivo è di ordine militare: un sì all’iniziativa priverebbe la Svizzera stessa della possibilità di produrre armi per la propria difesa, ciò che la renderebbe totalmente dipendente dall’estero in questo campo. Il terzo motivo è di carattere pratico: l’iniziativa è totalmente superflua. La Svizzera dispone già di severe leggi che obbligano le autorità a verificare ogni domanda di esportazione per prodotto e per paese destinatario. In particolare, viene verificata la situazione interna del paese in cui un’azienda vuole esportare i suoi prodotti. Inoltre, le esportazioni di materiale bellico avvengono principalmente verso altri paesi europei che, come la Svizzera, sono affiliati a diversi organi internazionali di controllo delle esportazioni; mentre l’esportazione verso paesi poveri o politicamente instabili è pressoché nulla. Siamo convinti che in realtà quest’iniziativa miri ad indebolire l’esercito per richiederne poi l’abolizione, pertanto occorre respingerla senza se e senza ma! Per quel che riguarda l’iniziativa “contro l’edificazione di minareti” riteniamo che vada accettata per dare un segnale forte contro l’intolleranza di cui il minareto è il simbolo principale. Infatti, esso serve a marcare presenza sul territorio, a segnare l’avanzata islamica. Non serve assolutamente per professare la fede islamica, prova ne è che anche nei paesi islamici molte moschee ne sono prive: ogni musulmano potrà quindi professare la propria fede, nel pieno rispetto della libertà di religione garantita dalla costituzione. È importante non farsi attirare dalle sirene del buonismo politicamente corretto che vuole sacrificare i simboli della nostra storia e della nostra cultura in nome della tolleranza, ma che allo stesso tempo vuole permettere l’ostentazione di simboli a noi completamente estranei! Non bisogna poi farsi ingannare da chi dice che le leggi edilizie impediranno di costruire minareti in ogni dove e che le leggi contro il rumore impediranno ai muezzin di diffondere il loro appello alla preghiera dall’alto del minareto: le leggi si cambiano facilmente, un articolo costituzionale quale quello proposto dall’iniziativa è molto più efficace. Solo accettando questa iniziativa potremo evitare di trovarci in futuro di fronte a situazioni come quella di Rheinfelden, piccola città tedesca al confine con la Svizzera, in cui la comunità musulmana ha chiesto ed ottenuto di costruire un minareto promettendo di non installarvi nessun altoparlante, promessa poi infranta nel giro di pochi anni: ora il muezzin chiama liberamente alla preghiera i suoi fedeli, e nessuno può più farci nulla. A livello federale saremo inoltre chiamati ad esprimerci sul finanziamento speciale per compiti connessi al traffico aereo. Noi giovani UDC ticinesi abbiamo deciso di allinearci alle posizioni del Consiglio federale e del Parlamento: raccomandiamo quindi di votare sì a questo cambiamento, in modo che i proventi dell’imposta sui carburanti vengano versati a favore del traffico aereo, in particolare per l’adozione di maggiori misure di sicurezza e contro l’inquin
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