Alessandro Speziali
La politica del risentimento crea solo perdenti
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
2 giorni fa
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Sulla sinistra svizzera si possono dire molte cose, ma non che sia poco organizzata. La votazione federale del 30 novembre – sull’«Iniziativa per il futuro» della GISO – è un piccolo capolavoro di marketing politico, nel quale la ciliegina sulla torta è il tentativo di fare credere che il vero interesse sia la «tutela del clima».

In realtà, l’obiettivo – oggi come ieri, come sempre – è di trasformare ogni dibattito politico in uno scontro ideologico. È da anni che il campo rosso-verde segue un copione fisso: da una parte ci sono i «buoni», dall’altra i «cattivi», in questo caso i «super ricchi». Ma quella che la sinistra vende come la tappa di una grande «battaglia contro le disuguaglianze» non è una proposta in positivo che aiuta a combattere la povertà in Svizzera – perché serve solo ad alimentare sospetto e risentimento verso chi investe, innova, dà lavoro.

In questa campagna di voto, perciò, la vera frattura non è fra ricchi e poveri, ma fra chi cerca di dare dignità politica al risentimento e chi – invece – ragiona su crescita, lavoro e futuro del Paese. Non è un caso che i manifesti della GISO raffigurino stivali di «padroni» che schiacciano il pianeta o slogan che invitano a «farla pagare» a chi ha successo. È la solita logica del capro espiatorio: invece di discutere come creare nuova ricchezza per molti, si costruisce un nemico morale. Ma quando un grande contribuente o un’azienda se ne va, il conto non lo pagano i «multimilionari»: lo pagano i lavoratori, il ceto medio, i Comuni che perdono gettito fiscale.

In questa visione del mondo rientra anche la rilettura di Laura Riget, in un articolo apparso qualche settimana fa, di una mia frase sulla diffusione di una politica che inventa a ciclo continuo nuovi diritti, a scapito dei doveri. Un esercizio di creatività demagogicamente distorsiva, quello della copresidente del PS ticinese, che conferma come il vero obiettivo di una certa sinistra GISO-ificata sia di inondare il Paese con preconcetti ostili verso il mondo delle aziende, degli imprenditori e dei buoni contribuenti.

Si tratta di un atteggiamento incoerente e aggressivo che, nonostante gli abiti civili, alimenta proprio la polarizzazione sociale contro la quale dichiara con passione di battersi. Perché invocare un NO il 30 novembre non significa battersi per «l’1,6% della popolazione», o essere nemici del popolo – ma guardare al bene del sistema-Paese, che non avanza di un centimetro se gli strumenti del suo marketing territoriale sono la forca fiscale e l’antagonismo sociale.

Questo clima tossico (una parola molto cara alla GISO) va preso sul serio, perché la lotta ideologica alla ricchezza non aiuta né il clima né l’occupazione. Ribaltando la tradizione svizzera, che vuole attirare la ricchezza, l’unico risultato sarà di impoverirci tutti.

Se quel che ci viene offerto è l’uovo di Colombo – fare pagare a pochi per il bene comune – la verità è infatti ben altra: quei «pochi» non sono così pochi e, soprattutto, che non sono quei cleptocrati ottocenteschi che la sinistra dipinge, in modo caricaturale. Sono migliaia di persone che tengono in vita imprese familiari, creando decine di migliaia di posti di lavoro occupati da residenti. Se dalle urne uscisse un voto positivo, il rischio concreto – ormai già confermato – è che molte di queste persone se ne vadano dalla Svizzera, chiudendo le loro aziende e facendo perdere al paese gettito fiscale e occupazione.

Domenica non votiamo solo su una norma fiscale, ma su un’idea di società. Vogliamo un Paese che incoraggia chi rischia, investe e produce valore, chiedendo a tutti una parte equa di responsabilità? Oppure una Svizzera che vive di illusioni, dove ogni desiderio diventa un diritto e ogni fattura arriva poi – puntualmente – al ceto medio?

Conviene dunque votare NO all’iniziativa: una scelta responsabile, liberale e ispirata dalla voglia di unire, non di dividere.

Alessandro Speziali, Presidente PLR

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