
Da anni, la mostra Sono unico e prezioso si propone di proteggere gli alunni della scuola primaria dagli abusi sessuali. Un obiettivo di per sé ineccepibile, anzi lodevole.
Nel 2025, però, la mostra è stata all’origine di diversi articoli, di una raccolta di firme e addirittura di un atto parlamentare, che avevano in comune la medesima preoccupazione: osservare come la prevenzione degli abusi si intrecciasse con temi discutibili e parzialmente non adatti ai bambini di scuola elementare. Insinuare, ad esempio, nei bambini di questa età dubbi e prospettive di fluidità di genere attraverso la presentazione di un nuovo personaggio, Kay, non serve direttamente alla prevenzione degli abusi.
Inoltre, temi sensibili — come quello della fluidità di genere, pur comprensibile nel contesto adulto — finiscono per minare la fiducia tra scuola e una parte dei genitori, pilastro irrinunciabile di ogni percorso educativo.
Alcuni elementi sollevano interrogativi. La mostra viene sempre presentata ai genitori durante una serata informativa, ma questi potranno visitarla unicamente dopo che l’avranno già vista i loro figli. L’accesso è limitato: gli adulti non genitori non possono visitare la mostra. È quanto è stato riferito al comitato di AIAP-TICINO (Alleanza per un’Infanzia e un’Adolescenza Protette) https://aiap-ticino.ch/. Si deplora anche il fatto che ad alcuni genitori è stato negato l’esonero dei loro figli dalla visita alla mostra, mentre in certe scuole l’esonero è stato concesso.
Se tutto ciò non bastasse a evidenziare un problema nel dialogo tra scuola e famiglie, vale la pena ricordare quanto stabilisce il testo di riferimento in materia di diritti umani. L’articolo 13 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali — ratificato dalla Svizzera ed entrato in vigore nel 1992 — afferma: «Gli Stati Parti del presente Patto si impegnano a rispettare la libertà dei genitori […] di curare l’educazione religiosa e morale dei figli in conformità alle proprie convinzioni».
Affinché di fronte alle questioni più delicate dell’educazione morale, la libertà dei genitori sia davvero rispettata, sarebbe opportuno gestire in altro modo la presentazione della mostra agli alunni, permettendo per esempio ai genitori di vederla prima dei loro figli (o perlomeno con loro) oppure rendendo facoltativa la visita, eventualmente fuori dall’orario scolastico … Tutto ciò per fugare ogni sensazione che la scuola veicoli informazioni e valori prescindendo dal consenso informato dei genitori!
Jean-David Ponci per AIAP-TICINO

