
L’evento del 28 gennaio organizzato dalla sezione UDC di Mendrisio con ospite il Generale Roberto Vannacci sta suscitando un clamore che dice molto più sui suoi contestatori che sull’incontro stesso. In un paese libero come la Svizzera, ascoltare un punto di vista diverso non dovrebbe mai diventare un problema. E invece, come da copione, i soliti moralizzatori di sinistra hanno deciso che ciò che non rientra nel loro perimetro ideologico va prima stigmatizzato, poi boicottato e infine, se possibile, impedito.
Fa sorridere – se non fosse preoccupante – la prevedibilità di queste reazioni. Prima l’indignazione a comando, poi l’appello alla censura mascherata da “responsabilità”, infine la pressione sulle autorità affinché qualcuno vieti l’evento. Tutto molto democratico, naturalmente… secondo i loro standard.
La realtà, però, è molto più semplice. Nessuno è obbligato a partecipare. Chi non è interessato può tranquillamente restare a casa. Eppure, in pochi giorni, le iscrizioni sono state numerose, tanto da provocare la chiusura delle iscrizioni. Segno evidente che in Ticino esiste ancora una parte sana della popolazione che non ha paura di ascoltare, confrontarsi e farsi un’opinione propria.
Roberto Vannacci è un politico democraticamente eletto, che esprime le sue idee senza filtri. Si può essere d’accordo o meno, ma trasformare il dissenso in censura è un’altra cosa. A far paura non è ciò che verrà detto il 28 gennaio, bensì l’intolleranza di chi vorrebbe decidere chi può parlare e chi no.
E questa, sì, è una deriva che va contrastata.
Paola Brambillasca, UDC Mendrisio

