Sandro Fora
La giostra che non mostra più l'orizzonte
Redazione
26.10.2026 14:31

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Guardo
i fatti di Milano, leggo di quello che succede in tutta Europa, sento le
preoccupazioni anche qui da noi in Ticino. E mi viene una grande tristezza.
Perché ho l'impressione che stiamo girando a vuoto.
Anche negli anni del '68 e dei '70 si scendeva in piazza. Anche allora c'era
rabbia. Ma era un'altra rabbia. C'era ancora orgoglio. C'era il sacrificio. Se
mancava qualcosa, si stringevano i denti e si andava avanti. Senza pretendere
tutto e subito. Senza aver bisogno di un vestito firmato o di un aperitivo
costoso per valere qualcosa. A nessuno, anche se aveva poco, veniva in mente di
prendersi con la forza quello degli altri.
Oggi è tutto più triste.
Vedo genitori stanchi, che lavorano entrambi dalla mattina alla sera per amore
dei figli, e che alla fine non hanno più tempo per i figli stessi.
Vedo tavoli vuoti.
Non c'è più la tavolata della sera. Non c'è più quel momento in cui ci si
sedeva tutti, ci si guardava negli occhi e ci si chiedeva davvero "come
stai?". Ora c'è un bambino solo davanti a un televisore acceso, con un
telefonino che gli illumina la faccia e una pizza fredda sulle ginocchia.
Abbiamo chiamato tutto questo progresso. Abbiamo detto che è normale. Che è
giustificato.
Ma io mi chiedo: cosa abbiamo guadagnato?
A me sembra che abbiamo perso tutto. Abbiamo perso il calore di una casa.
Abbiamo perso il tempo lento dell'ascolto.
Siamo su una giostra panoramica che gira, gira, ma non ci fa più vedere un
orizzonte. Gira soltanto, nella nebbia, e i nostri figli sono lì sopra, da soli.
Eppure, forse, basterebbe poco per fermarla.
Basterebbe spegnere quel televisore. Posare quel telefonino. Apparecchiare di
nuovo la tavola. E tornare a guardarsi negli occhi.
L'orizzonte è ancora lì. Dobbiamo solo avere il coraggio di cercarlo assieme.
Sandro
Fora

