
Care concittadine, cari concittadini di Chiasso, Balerna e Vacallo non so se esiste la ricetta per sfornare a colpo sicuro il perfetto discorso del Primo Agosto, ma so per certo che non l’ho ancora individuata. Dopo quindici anni di allocuzioni e di riflessioni, ritrovarmi dietro un microfono con qualche cosa di nuovo da dire è un’impresa disperata. Ci pensavo qualche sera fa, prima di rendermi conto che, in fondo, la novità non è il tema del nostro incontro di stasera. Non a caso, questa ricorrenza viene anche chiamata il Natale della Patria. Come il Natale, quindi, ha dei temi, dei capisaldi e delle tradizioni che devono ripetersi, pena la perdita del significato della Festa. Quello che invece si rinnova, anno dopo anno, è il nostro comune desiderio di riunirci, di stare insieme, di esporre la bandiera rossocrociata e – specialmente per i bambini - di accendere i lumini e le lanterne colorate. Per me, inoltre, è molto stimolante potermi rivolgere ogni volta a un uditorio diverso, questa sera i cittadini di Chiasso, Balerna e Vacallo, la regione del Basso Mendrisiotto, una terra di frontiera. Queste occasioni mi aiutano sovente a capire meglio le specificità di un territorio, la sua storia e la sua vocazione, i desideri, i bisogni e anche le difficoltà dei suoi cittadini.
Uno dei concetti centrali su cui si focalizza la riflessione in questo giorno, è quello dell’identità. Un po’ ovunque nel Paese, i nostri concittadini delineano questa sera gli elementi portanti della nostra “svizzeritudine”, in cui si possono riconoscere tanto il Ticinese quanto l’Urano, tanto il Vodese quanto il Sangallese o il Grigionese.
Pensiamo poi al federalismo, che fa della diversità l’elemento fondamentale dell’identità: un concetto che da secoli prende forma e sostanza nella protezione delle minoranze e nella convivenza pacifica di quattro culture e lingue diverse.
Pensiamo al principio della solidarietà, inserito nella Costituzione del 1848, ma di fatto già sancito nel 1291 dal Patto del Grütli, allorquando i rappresentanti dei Cantoni primitivi di Uri, Svitto e Undervaldo giurarono di prestarsi reciproco aiuto, consiglio e appoggio in caso di necessità. Pensiamo alla Willensnation svizzera, una nazione nata dalla volontà dei cittadini di riconoscersi appartenenti alla stessa bandiera. E ancora: pensiamo alla libertà, o al nostro sistema di milizia, per cui ogni cittadino è parte attiva nella difesa armata della nazione.
Sono certo che noi tutti possiamo ancora oggi riconoscerci in questi valori e li sentiamo nostri. Sappiamo, insomma, da dove veniamo. A volte, però, anche i concetti condivisibili e le migliori intenzioni si infrangono contro una realtà che per alcuni Cantoni – e per alcune regioni – è più difficile che altrove. Il Cantone Ticino è separato dal resto della Svizzera da un ostacolo fisico – il massiccio del San Gottardo – che per secoli è stato quasi invalicabile.
A sud, invece, la vostra regione ha dovuto sempre fare i conti con quell’ostacolo politico che è la frontiera di Stato, traendone vantaggi e svantaggi, secondo il periodo storico. Questa situazione geografica ha contribuito a disegnare il profilo della nostra popolazione, una popolazione formata e educata dalla montagna e dalla frontiera: dall’una, a contare prioritariamente sulle proprie forze, dall’altra, a creare sinergie e complementarità con il territorio insubrico.
Il benessere di questa regione, la qualità di vita, la vivacità delle proposte culturali, la stabilità economica, sono inevitabilmente influenzate dalla situazione oltre confine. Per tutto il Basso Mendrisiotto, quindi, è indispensabile stabilire una relazione proficua con la realtà lombarda. Ma è altrettanto necessario sapere di avere il sostegno e l’appoggio del Cantone. Non so se sia possibile definire uno “spirito della frontiera”. Me lo sono chiesto. E mi sono risposto, semplicemente, che in quanto avamposti del Ticino e della Svizzera, i vostri Comuni recepiscono per primi i cambiamenti e subiscono le difficoltà, ma elaborano anche per primi le
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