Rocco Vitale
La doppia imposizione del ceto medio
Red. Online
27.10.2026 00:02

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Avere un salario decente non basta più per arrivare serenamente a fine
mese. Lo sa bene il ceto medio ticinese: parliamo, indicativamente, di salari
tra 4’000 e 8’500 franchi lordi mensili, prendendo come riferimento la mediana
cantonale di 5’708 franchi (rispetto ai 7'024 confederati). Redditi che
dovrebbero garantire sicurezza economica, ma sui quali premi di cassa malati,
affitti, trasporti e riscaldamento pesano sempre di più. Lungi dall’essere una
fatalità, il carovita è il riflesso di squilibri alimentati da precise scelte
politiche, cantonali e federali: fiscalità sempre meno equa e persistente
dipendenza dalle energie fossili.
Negli ultimi anni le maggioranze di centrodestra hanno favorito sgravi
fiscali soprattutto per redditi e patrimoni elevati. La riduzione delle entrate
è stata accompagnata da tagli alle prestazioni pubbliche, trasferendo gli oneri
sulle famiglie e ampliando lo squilibrio tra redditi e spese essenziali.
Secondo uno studio del Politecnico federale di Zurigo, considerando imposte,
contributi e premi sanitari, quasi tutte le fasce sociali versano circa il 45%
del reddito lordo, contro il 30% dell’1% più ricco. Questo risultato interroga
l'effettiva applicazione del principio costituzionale dell’imposizione secondo
la capacità economica. I preventivi cantonali degli ultimi anni confermano la
priorità data ai tagli rispetto a una ripartizione più equa dei costi. Quello
di cui abbiamo bisogno è altro: imposte più progressive su redditi e patrimoni molto
elevati e premi di cassa malati proporzionali al reddito e alla sostanza.
La politica energetica segue una logica altrettanto miope. La dipendenza
da nafta e gas espone famiglie e imprese ai rincari dei mercati internazionali.
Investire nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica significa invece
produrre energia sul territorio, ridurre i costi e trattenere risorse
nell’economia locale. Un impianto fotovoltaico su un grande condominio può
alimentare appartamenti e spazi comuni, riducendo gli acquisti dalla rete e
valorizzando l’elettricità eccedente. Con un modello di autoconsumo adeguato,
il risparmio può raggiungere anche le inquiline e gli inquilini. Eppure, nel Piano
energetico e climatico cantonale approvato recentemente dal Gran consiglio, PLR,
Lega, UDC e Avanti con Ticino&Lavoro hanno stralciato misure per sviluppare
il fotovoltaico sui grandi edifici. Una scelta che frena l’indipendenza
energetica e rinvia benefici economici concreti per cittadine e cittadini.
Le politiche fiscali e ambientali del centrodestra stanno strangolando
il ceto medio: favoriscono chi ha di più e lasciano le Ticinesi e i Ticinesi
esposti a costi evitabili. Più che discussioni sulle attribuzioni dei
Dipartimenti, a questo Cantone servono nuovi equilibri politici: per restituire
potere d’acquisto, tutelare la coesione sociale e rafforzare la fiducia nelle
istituzioni del nostro Paese.
Rocco Vitale, candidato al Consiglio di Stato Verdi del Ticino (lista PS-Verdi-MpS), presidente comitato cantonale Verdi del Ticino.

