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Maddalena Ermotti-Lepori
La domenica non si vende
© Davide Stallone
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Redazione
3 anni fa
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Dal 2020, grazie all’accordo tra sindacati e datori di lavoro, i negozi possono restare aperti per una settantina di ore alla settimana, finestra temporale in cui chiunque può trovare la possibilità di fare i propri acquisti.

Perché ora, un modo unilaterale, il Parlamento ha proposto ulteriori aperture? E non si tratta semplicemente di una domenica in più di lavoro per il personale: infatti, oltre alla domenica e all’oretta in più di lavoro nei 5 festivi non parificati e nelle 3 domeniche prenatalizie, a preoccupare maggiormente è la modifica della metratura massima dei punti vendita (da 200 a 400 m2) dove sarà possibile tenere aperto il negozio in zone turistiche dal lunedì alla domenica e dalle 6 sino alle 22.30.

E non si pensi che le zone turistiche siano solo Ascona e Morcote: ci ha pensato il Governo, per decreto, a considerare i due terzi del territorio cantonale come zona a vocazione turistica.

Avremmo così una apertura 7 giorni su 7 per gran parte dei negozi: è questo che vogliamo? Una società in cui non esistano giorni di pausa comuni? Niente festa?

Io ritengo importante, per la società tutta, che vi sia un giorno comune libero per tutti (salvi i servizi essenziali).

Se vince il sì, il personale troverà ancora più difficile conciliare lavoro e famiglia, e oltretutto non guadagnerà affatto di più: semplicemente finirà più tardi la sera, con le stesse ore di lavoro di prima, grazie agli orari spezzettati.

Anche a favore del personale, respingiamo questa modifica di legge e mettiamo un bel NO nell’urna: la domenica non si vende.

Maddalena Ermotti-Lepori, granconsigliera del Centro

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