Giovani verdi liberali Ticino
La cura che fa concorrenza al malanno
©Gabriele Putzu
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Redazione
un giorno fa
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Lavora sodo e avrai successo”  questo il mantra che, come ricorda il The Economist, ci viene insegnato sin da bambini. La diligenza e il merito pagano, e così è stato, nei decenni passati. Ma oggi — continua il settimanale in un articolo del 27 febbraio — “L'importanza della ricchezza frutto di eredità sta aumentando nei paesi ricchi, e questo è un problema”. La ricchezza aumenta si, ma essenzialmente per le fortunate persone che hanno potuto ereditare ingenti fortune e investire. E se persino il liberalissimo giornale dedica un’intera analisi al ritorno della “ereditocrazia”, significa che sì: il problema esiste davvero. E che no, non serve scomodare la sinistra rivoluzionaria per accorgersene. Senza però ridursi a far uso di cure peggiori del male, come l’iniziativa targata Gioventù socialista (GISO) sulla quale saremo chiamati ad esprimerci questa Domenica in votazione popolare.

Sintetizzando, dobbiamo confrontarci con la realtà dei fatti: è innegabile che l’accumulo della ricchezza ereditata rappresenti un problema, ma bisogna analizzare la situazione in un contesto globale. La corsa al ribasso in ambito di tassazione per facoltosi contribuenti è negativa non solo per la Svizzera ma, in generale, per ogni Stato. E’ un circolo vizioso, un gioco al quale non si può, come piccoli Paesi (takers, costretti ad adattarsi al contesto geopolitico internazionale e con poco impatto relativo) non prestarsi e, a lungo termine, queste entrate rischierebbero di diventare irrisorie per ogni stato. E’ un problema di portata globale, e necessita di grandi soluzioni concertate con altri Paesi e correzioni puntuali a livello locale. In questo contesto, il 50% proposto dall’iniziativa targata GISO, è semplicemente troppo alto e rischia di avere effetti collaterali pericolosi: fuga di capitali, distruzione di imprese e incertezza legale. Il Consiglio Federale avverte che molti ricchi potrebbero lasciare il Paese se l’iniziativa fosse approvata, riducendo non solo la massa ereditaria tassabile ma anche le altre entrate fiscali.  È ingenuo pensare che il governo rinuncerebbe a parte di questi introiti per finanziare le politiche climatiche federali e cantonali. Si fa presente che se questi facoltosi contribuenti, in seguito all’introduzione della draconiana imposta sulla successione auspicata dalla GISO dovessero lasciare la Svizzera, non perderemmo unicamente l’ipotetico gettito derivante da questa potenziale nuova tassa, ma anche le ingenti entrate fiscali che attualmente già pagano. L’introduzione di questa ipotetica nuova imposta renderebbe la Svizzera - Ticino compreso - meno attrattiva per le persone facoltose. Con un’aliquota troppo elevata, i contribuenti più facoltosi e le loro aziende non ci penserebbero due volte ad andarsene. Non mancherebbero soltanto le entrate in ambito successorio, ma perderemmo anche le imposte sul reddito, sulla sostanza, sugli utili e sui consumi. Se l’iniziativa dovesse venire approvata, andrebbero a mancare ingenti entrate sia per la Confederazione che per il nostro Cantone.

Verosimilmente, questa iniziativa raccoglierà il favore di un esiguo numero di Cantoni, per poi arenarsi contro lo scoglio della doppia maggioranza. E così uno dei temi più sensibili del nostro tempo — l’equità della trasmissione della ricchezza — verrà congelato per un decennio. Un’occasione sprecata, anche tenendo conto della relativa inelasticità dimostrata da diversi studi, sull’introduzione di imposte sulle successioni. Una proposta più moderata, al 5 o al 10 percento, avrebbe potuto aprire un dibattito serio e avuto delle effettive chance di successo e di portare nuova linfa al fondo per il clima. Ma molte iniziative, nel nostro Paese, sembrano pensate più per galvanizzare una base di partito sempre più ridotta che per riformare davvero qualcosa.

La Svizzera ha un bisogno urgente di risorse per la transizione energetica, per una società che invecchia e per contenere i premi di cassa malati. Una tassa che ridurrà il gettito invece di aumentarlo, è l’opposto di ciò che realmente serve.

Noi Giovani Verdi Liberali siamo convinti che questa iniziativa non porterebbe a nessuna soluzione efficace e che anzi, il nostro Paese ci perderebbe. E meno entrate per Confederazione e Cantoni sappiamo ormai come vengono compensati: tagli nel sociale, nei servizi alla popolazione, educazione, cultura e nell’uguaglianza di genere.

In pratica un autogol non necessario, per un tema importante che varrebbe la pena di affrontare con un approccio ben diverso da quanto proposto dagli iniziativisti. Si sà - chi troppo vuole nulla stringe: è questo che auspichiamo per il nostro Paese?

Giovani verdi liberali Ticino

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