Cerca e trova immobili
Ospiti
Kareem Ziwamil - Le sfide dell'Islam in Svizzera
Redazione
13 anni fa

Uno svizzero su due ritiene l'islam una religione peri­colosa; infatti, se­condo la fondazio­ne tedesca che ha intervistato diversi cittadini di molte­plici paesi europei, il 58% degli svizzeri lo ritiene una mi­naccia. In altre parole, si può considera­re questo atteggiamento un rifiuto nei confronti di una realtà presente? Si par­la di quasi 400.000 persone di fede mu­sulmana residenti nella Confederazione, quindi si può affermare che 400.000 in­dividui minacciano la Svizzera? La que­stione riguardante l'islam è tornata a far discutere con fervore dopo gli ultimi at­tentati che hanno colpito Boston e Lon­dra. L'ultima dichiarazione sull'argo­mento è stata rilasciata dall' imam della moschea di Lugano, il signor Samir Ja­lassi, il quale ha portato l'idea di inse­gnare l'islam nelle scuole pubbliche tici­nesi. Si parla di più di un miliardo e mezzo di musulmani distribuiti in tutto il mondo, sia in paesi totalmente islami­ci sia in paesi cristiani, laici, ecc. Pur­troppo negli ultimi tempi questa religio­ne è spesso stata denigrata e considerata violenta, soprattutto in seguito agli epi­sodi avvenuti in Medio Oriente e in altri paesi del continente asiatico. Infatti il nome di Dio viene accompagnato da atti di violenza, omicidi e addirittura dalla guerra. Dio fa quanto gli è possibi­le per perdonarci, invece numerosi estre­misti sono perennemente in cerca di un argomento per condannarci; per questo l'immagine è vista in modo così negati­vo. Questo estremismo purtroppo ha raggiunto anche il continente europeo. In questa occasione vorrei occuparmi in special modo dell'islam in Svizzera, tra­lasciando il contesto europeo. In un'oc­casione precedente ho menzionato l'uffi­cio federale della migrazione, secondo il quale i musulmani in Svizzera sono ben integrati e non pongono particolari pro­blemi. Però ciò che sta accadendo in al­tre parti del mondo, tra cui il Medio Oriente, e gli ultimi episodi negli Stati Uniti e l'Inghilterra ha turbato la calma e ha nuovamente portato la questione concernente i musulmani in primo pia­no. Vorrei entrare nel pensiero di chi si sente minacciato dall'Islam: non si può negare che le immagini riportate tramite la televisione o i giornali contribuiscono ad accrescere la paura dei cittadini. Im­magini di violenza, omicidi, maltratta­mento e schiavitù secondo gli estremisti sono legate al nome di Allah. A dire il vero sono immagini che incutono paura anche a coloro che provengono da paesi di religione musulmana. Però questi fat­ti non possono essere strumentalizzati o generalizzati. Ecco perché, poter correg­gere quest'immagine e confermare che l'Islam è una religione che si basa sul bene e sulla pace, come tutte le altre, è compito dei musulmani che vivono in Occidente dimostrarlo con un'apertura verso la società e l'autorità, creando del­le proposte e delle idee che possano aiu­tare in tal senso. Uno di questi suggeri­menti è partito dall'imam della moschea di Lugano, Samir Jelassi, quando ha af­fermato esattamente ciò che segue: «È necessaria quindi una vera apertura nei confronti dell'islam, che può essere di­mostrata attraverso diversi atti, come, per esempio, insegnando l'islam nella scuola pubblica». Questa proposta ha suscitato diverse polemiche, rese note dai mass media. Penso che l'imam non ab­bia voluto imporre nessuna idea, in quanto si trattava semplicemente di un suo punto di vista, il quale, come sap­piamo, può essere giusto come può essere sbagliato. La disponibilità dei ticinesi di accettare un suggerimento del genere è molto scarsa, dal mio punto di vista. Ad ogni modo non è irrilevante il fatto che l'islam viene trattato, nella scuola pub­blica, in modo non approfondito sotto il profilo storico. A questo punto vale la pena indicare la divisione dei credenti in Svizzera (fonte: Wikipedia): la maggioranza sarebbe rappresentata dalla Chiesa cattolica con 36,8%, seguita dalla Chiesa evangelica 28%, mentre, in percentuali notevolmen­te minori, al terzo posto si instaurerebbe l'Islam 4.5%, succeduto dalla Chiesa or­todos

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata