
La campagna fatta dagli oppositori alla strategia energetica 2050 è a dir poco confusa. Si punta principalmente a incutere immotivate paure nelle persone, sparando cifre a vanvera e sperando che la gente ci caschi. Le cifre in questione sono state ricavate fondamentalmente in due modi: innanzitutto da ipotetici investimenti che lo Stato potrebbe fare nei prossimi trent’anni, i quali dovrebbero comunque essere ancora approvati dal parlamento e superare eventuali referendum, dividendoli quindi per la popolazione. Ma allora bisognerebbe procedere così per qualsiasi investimento che viene pianificato, per esempio andiamo a calcolare quanti miliardi investiremo fino al 2050 nell’infrastruttura ferroviaria e stradale, dividiamola per il numero di abitanti e diciamo che a ognuno arriverà a casa una congrua fattura. Ma che ragionamento è?
Gli altri costi che vengono spesso citati dagli oppositori sono quelli di manutenzione e rinnovo degli impianti, costi che però sono indipendenti dall’approvazione o meno della strategia! È un po’ come se una famiglia decidesse di cambiare auto, scegliendone una più efficiente, ma il concessionario nel prezzo gli volesse inserire anche il costo delle targhe, dell’assicurazione, del cambio dell’olio, e già che c’è anche del rinnovo del manto stradale. Ma questi costi ci sono indipendentemente se si ha la macchina nuova o si tiene quella vecchia, fatto salvo che quella nuova consuma meno!
Non voglio fare l’apologia di questa strategia, non è una panacea, è un compromesso che non risolverà tutti i problemi ma che va in una direzione precisa: non vogliamo più dipendere dai combustibili fossili che inquinano e che dobbiamo acquistare da paesi poco democratici se non dittatoriali, coscienti che per il momento il nucleare non è redditizio e pone il problema della sicurezza e delle scorie altamente pericolose.
Ivan Zivko, Fisico
P.S.: tranquilli, non dovrete fare la doccia con l’acqua fredda, sempre che non vi piaccia farla così.
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