Cerca e trova immobili
Donne Liberali Radicali Ticinesi
Iniziativa antidumping: una presa in giro per le donne
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
6 giorni fa
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.

L’iniziativa intitolata abilmente “antidumping” dell’MPS si propone, tra le varie cose, anche quale misura per combattere la disparità di genere. Peccato però che la lotta alla disparità di genere sia regolata a livello federale, non cantonale, e quindi l’Ispettorato cantonale del lavoro non dispone, e non può disporre, di alcun mezzo per intervenire, sanzionare o correggere situazioni di discriminazione. Anche su questo punto l’iniziativa resta solo uno slogan.

L’iniziativa antidumping afferma di voler rafforzare la tutela della parità di genere anche attraverso un maggiore intervento dell’Ispettorato del lavoro e grazie alla creazione di una sezione di ispettrici. Purtroppo questa promessa non corrisponde alle reali competenze previste dall’ordinamento svizzero. La parità di genere nella vita professionale è regolata esclusivamente dalla Legge federale sulla parità dei sessi (LPar), che vieta discriminazioni salariali e professionali legate al sesso e stabilisce gli strumenti con cui è possibile far valere i propri diritti. La LPar prevede che le violazioni in materia di parità siano perseguibili solo tramite azioni civili davanti al giudice, su iniziativa della persona interessata. Il giudice può ordinare la cessazione della discriminazione, accertarla o imporre il pagamento del salario dovuto, ma nessuna autorità amministrativa cantonale, inclusi gli Ispettorati del lavoro, è autorizzata a sanzionare o correggere direttamente tali situazioni. Gli Ispettorati del lavoro si occupano essenzialmente di salute, sicurezza e rispetto della Legge sul lavoro, non di retribuzioni o discriminazioni di genere. La normativa federale non attribuisce loro alcun potere di indagine o intervento sulle disparità salariali, né la facoltà di imporre misure correttive o multe. Anche la revisione del 2020 sulla parità salariale, che obbliga le aziende con almeno 100 dipendenti a svolgere un’analisi interna, non introduce sanzioni amministrative né conferisce nuovi poteri agli Ispettorati. Di conseguenza, l’iniziativa, pur dichiarando di voler tutelare la parità, non modifica il fatto che solo un tribunale può intervenire in caso di discriminazione e che nessun organo ispettivo cantonale ha la possibilità di correggere realmente le disparità. Questo limite strutturale rende la promessa di rafforzare la parità poco credibile, poiché la competenza rimane saldamente nelle mani della legislazione federale e del giudice civile, non delle autorità amministrative cantonali.

Che l’iniziativa sia solo uno slogan, comunque piuttosto caro, tenuto conto dei circa 160 nuovi ispettori e ispettrici al costo di 18 milioni all’anno, lo conferma pure il fatto che il sindacato OCST si è pubblicamente schierato contro l’iniziativa. Il sindacato ha esplicitamente rilevato che l’iniziativa non interviene sui meccanismi che permettono il dumping, ma si limita a produrre ulteriori dati su fenomeni già noti, appesantendo in maniera esagerata l’apparato dell’Ispettorato e non fornendo nessuno strumento nuovo per combatterlo.

Delle buone ragioni per dire NO a questa inutile e costosa iniziativa.

Donne Liberali Radicali Ticinesi

I tag di questo articolo