
Il 14 di giugno si avvicina e con esso la votazione sull’Iniziativa 10 milioni. Nonostante mi trovi d’accordo con gli iniziativisti sul fatto che sì, l’immigrazione fa aumentare la popolazione e sì, l’aumento della popolazione aumenta la pressione sulle infrastrutture e anche sulla natura, ritengo questa iniziativa estremamente dannosa e da rifiutare senza esitazione.
A livello economico e occupazionale, l’iniziativa è una bomba ad orologeria. Una volta raggiunti i 10 milioni (cosa che dovrebbe accadere attorno al 2040) la Confederazione dovrebbe denunciare l’Accordo di libera circolazione con l’UE, il che farebbe saltare i Bilaterali I, che regolano gli ostacoli tecnici al commercio, il trasporto terrestre e aereo, l’agricoltura e gli appalti pubblici. Con ogni probabilità l’UE reagirebbe con misure di ritorsione, dato che già oggi accusa (non sempre a torto) la Svizzera di volere i “benefit” della partecipazione al club senza però pagare la tassa di iscrizione. Perderemmo così l’accesso paritario al mercato del nostro principale partner commerciale, il che aumenterebbe il carico burocratico per le aziende e le barriere ai loro prodotti. Il risultato: perdita spaventosa di competitività, calo dei fatturati e taglio di migliaia di posti di lavoro.
C’è poi un altro aspetto. Dell’immigrazione hanno bisogno le nostre aziende, che potendo reclutare talenti da tutta Europa riescono a rimanere innovative nonostante i costi elevati, ma ne ha e ne avrà bisogno ancora a lungo anche il nostro sistema sociale e sanitario. Ormai da decenni facciamo troppi pochi figli per assicurare un ricambio generazionale, col risultato che il rapporto tra pensionati e attivi si sbilancia sempre di più in direzione dei primi. Più l’invecchiamento avanza, più diventa difficile finanziare il secondo pilastro e aumenta il rischio che le casse pensioni non riescano più a generare le rendite necessarie, mentre la pressione sul sistema sanitario aumenta poiché il numero e il costo delle cure cresce con l’età. Il modo più facile per assicurarci che il nostro sistema sociale e sanitario non diventi impagabile è quello di mantenere un equilibrio tra giovani e anziani, e ora che la generazione nata negli anni ’60 sta andando in pensione, l’immigrazione di giovani che pagano contributi sociali e premi è un flusso di ossigeno preziosissimo.
La pressione che la crescita della popolazione genera su infrastrutture e alloggi è un effetto collaterale che non va minimizzato, ma al quale possiamo rimediare con una pianificazione del territorio intelligente e investimenti mirati nelle infrastrutture. Si tratta di interventi chirurgici decisamente preferibili alla mannaia di un’iniziativa devastante a livello commerciale, che creerebbe un’incertezza economica aggiuntiva della quale non abbiamo alcun bisogno e che comprometterebbe la tenuta del sistema pensionistico e sanitario.
Leandro De Angelis, Presidente PVL Ticino

