
Saluti.Anche a nome delle mie colleghe Patrizia Pesenti e Laura Sadis, desidero dirvi che siamo molto onorati e davvero grati al Municipio di Lugano per averci invitati alla cerimonia di insediamento del nuovo Esecutivo. Sono onorato: poiché in qualità di Presidente del Consiglio di Stato ho il privilegio di portare alla Città, ai Municipali e a tutti i Consiglieri comunali eletti in rappresentanza della popolazione della Grande Lugano il saluto del Governo cantonale e di tutto il Ticino. Sono grato: perché in me batte il cuore di un Luganese, dunque cittadino fra i cittadini, che guarda alla riunione dei Quartieri, sotto un unico tetto e un solo vessillo, come a un avvenimento storico per la Città e per il Cantone. Sono, infine, doppiamente riconoscente: perché la mia vera formazione politica ha preso avvio sedici anni or sono proprio nella sala del Municipio di Lugano, anni intensi, appassionanti e mai dimenticati.
La riforma dell’agglomerato luganese ha rafforzato il ruolo chiave della Città nelle dinamiche cantonali, così come la presenza del Cantone su scala nazionale. Il Governo guarda, quindi, a questa evoluzione prima di tutto come a un’opportunità di sviluppo per tutto il nostro territorio. Una città dinamica, una città-faro in grado di sedersi – non sugli allori – ma alla medesima tavola con i centri urbani maggiori della Svizzera, trattando con loro da pari a pari. Il dinamismo di Lugano fa bene a tutto il Ticino e la progettualità messa in atto dalle autorità locali deve essere da stimolo e modello per chi non ha ancora capito che un territorio evolve solo investendo in progetti lungimiranti. Lugano è oggi – fatte le debite proporzioni - un grande polo, con una massa critica che gli permette di agire, di incidere, di darsi degli obiettivi e di raggiungerli. Questo peso specifico si porta, però, appresso una responsabilità altrettanto significativa nei confronti di chi è più piccolo. I più forti, infatti, sono chiamati ad agire secondo un criterio di responsabilità comune. È un principio per me fondamentale, che va applicato in tutti i settori della vita pubblica, e non solo. Un principio che la Città onora assumendosi, per fare un esempio concreto, l’onere di ridistribuire parte della sua ricchezza ai Comuni meno favoriti. Nella visione del Consiglio di Stato, il progetto per il futuro si chiama Città- Ticino: un’unica, vasta città, dove ogni regione è chiamata a rafforzare e consolidare le sue risorse e a sviluppare le sue peculiarità.
Occorre fare un salto di qualità nella percezione del nostro territorio. Così come indica anche la nuova politica regionale della Confederazione, la strada per consolidare lo sviluppo non è più quella dei sussidi elargiti da Berna alle regioni di montagna. Il Ticino nella sua integralità è invece chiamato ad assumere una funzione di protagonista, con la consapevolezza di rivestire un’importanza centrale e non subalterna. Così come centrale è la nostra posizione geografica sull’asse nord-sud, con le opportunità che da essa derivano. Non dobbiamo di certo guardare al nostro Cantone come a una periferia di Zurigo o una periferia di Milano.
Questa collocazione - a mo’ di cerniera fra nazioni, culture e mentalità - è una delle peculiarità della nostra regione in generale, e di Lugano in particolare. La Città e il Cantone, d’altronde, hanno già iniziato a esercitare la loro progettualità oltre frontiera, ad es. nei rapporti con Milano e la regione Lombardia (v. accordi), sfociati nel coinvolgimento all’Esposizione universale del 2015. E qui, si innesta una riflessione su un tema caro al Ticino: la realizzazione di AlpTransit completa del prolungamento a sud di Lugano, che a tutt’oggi rappresenta un’incognita e una preoccupazione. Perché, allora, non ricercare da subito un sostegno più esplicito e deciso di Milano e della Lombardia? L’Esposizione universale di Milano del 1906 era stata dedicata dai milanesi all’apertura del tunnel del Sempione. Certo, forse sarebbe troppo pretendere che l’Esposizione del 2015 fosse intitolata all’apertura della nuova gal
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