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GISO Ticino
Il Ticino non faccia affari con la guerra
Redazione
17 giorni fa
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La GISO Ticino lancia una petizione per la pace, la riconversione civile e il futuro delle giovani generazioni. Come giovani, studentesse e studenti, ci rivolgiamo al Gran Consiglio e al Consiglio di Stato nelle rispettive competenze e prendiamo parola contro l’austerità e la militarizzazione. Passiamo anni tra libri e laboratori per capire il mondo e immaginare come cambiarlo. Vogliamo che ciò che impariamo apra sentieri verso un futuro di pace, invece di essere usato per costruire armi e alimentare guerre. Il 29 novembre la popolazione sarà chiamata a decidere se allentare le regole sull’esportazione di armi. È una scelta che riguarda anche il Ticino. Nel registro di armasuisse figurano aziende ticinesi tra le beneficiarie di commesse di compensazione legate agli acquisti militari della Confederazione. Vogliamo sapere quali attività vi sono collegate, quali risorse pubbliche le sostengono e quale impatto hanno sull’ambiente.

Le richieste

La pace mette radici quando tutte e tutti possono studiare, ricevere le cure di cui hanno bisogno e vivere e lavorare con dignità. Vogliamo mettere il nostro sapere e il nostro lavoro al servizio di questo futuro. E chi oggi lavora nella filiera militare deve poter contribuire a produzioni civili senza perdere il posto, il salario o la possibilità di formarsi. Chiediamo al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio di: opporsi a tutte le politiche di guerra e promuovere con tutti i suoi mezzi la pace; non usare soldi pubblici per le armi: non concedere nuovi contributi, garanzie o sgravi fiscali a progetti destinati a produrre armi o componenti militari; proteggere chi lavora e il clima: elaborare un piano per riconvertire le attività coinvolte verso produzioni civili utili alla collettività, tutelando posti di lavoro, salari e formazione; valutarne e renderne pubblico l’impatto ambientale; fare chiarezza: raccogliere e pubblicare le informazioni disponibili sulle aziende ticinesi coinvolte nelle commesse militari e negli accordi di compensazione industriale, chiedendo alla Confederazione i dati mancanti; chiedere un divieto di finanziamento: presentare un’iniziativa cantonale che chieda alla Confederazione di vietare la produzione, l’esportazione, il transito e il finanziamento di materiale bellico; dare voce a studentesse e studenti: garantire nelle scuole spazi e tempo per assemblee e incontri promossi da studentesse e studenti su militarizzazione, industria bellica, clima e il loro futuro.

La GISO Ticino invita la popolazione a firmare e a far circolare la petizione. La petizione può essere firmata da chiunque, indipendentemente da età, nazionalità o domicilio. I formulari possono essere scaricati da questo link: https://bit.ly/Petizione_Formulario e vanno ritornati al più presto a GISO Ticino, Piazza Governo 4, 6500 Bellinzona.

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