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Il governo non capisce: i lavoratori non devono pagare la crisi
Redazione
17 anni fa
Massimiliano Ay

Il Consiglio di Stato del Canton Ticino affronta la crisi economica e lo fa proponendo fra le altre situazioni la diminuzione dell'aliquota sugli utili delle aziende di 0.5 punti percentuali. Tale misura potrebbe anche estendersi fino a toccare l'1%. Si tratta di 20 milioni di franchi che lo Stato regala alle industrie che fanno utili e che non andrebbero certamente a beneficio delle piccole aziende e dei lavoratori che soffrono maggiormente di questa situazione economica che proprio i grandi industriali hanno creato. Una crisi economica che si preannuncia con chiari elementi strutturali e non solo congiunturali (come qualche economista "ottimista" vorrebbe ancora far credere) e che mette in discussione l'intero sistema di produzione e di consumo che ha caratterizzato l'Occidente intero che sta man mano perdendo la sua egemonia mondiale. Una vera politica anticiclica, come viene millantata da ogni dove, dovrebbe prevedere invece tutta una serie di paracaduti sociali, come ad esempio proposto dal Sindacato degli Studenti che - in un proprio documento politico - li ha definiti con la formula di "salario indiretto" (come i trasporti pubblici gratuiti, ecc.) nonché investimenti inerenti il servizio e le opere pubbliche, fino ad arrivare ad un esplicito e massiccio intervento statale nell'ambito di quei settori professionali che necessitano una stabilizzazione economica e che dispongono di un valore anche umano per il nostro tessuto sociale che va salvaguardato al di là di meri calcoli di profitto. Il governo dovrebbe farsi poi garante di misure non solo contro i licenziamenti che sempre di più - anche con la scusa dell'orario ridotto - vengono fatti valere da un padronato che ha realizzato profitti di non poco conto negli anni di vacche grasse, ma anche soluzioni legislative affinché non siano possibili ad esempio riduzioni di stipendio e conseguentemente del potere d'acquisto. Un piano - come questo - per fronteggiare la crisi rinunciando a difendere i lavoratori è un insulto a chi è già stato costretto a tirare la cinghia troppe volte: sarebbe bene che il Consiglio di Stato capisca che il periodo del dogmatismo neoliberista è concluso e cambi ricetta mettendosi in discussione. Massimiliano Ay, membro della Segreteria cantonale Partito Comunista

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