"No UE - No NATO"
Il Consiglio federale si vende agli USA
© CdT/Archivio
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Redazione
11 giorni fa
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Il Fronte per la neutralità e il lavoro “No UE – No NATO” è sconcertato dall’esito dei negoziati con gli USA.

Ciò che emerge dal testo pubblicato originariamente solo dalla Casa Bianca – mentre il nostro Consiglio federale era intento a parlare di formaggio e poco altro in conferenza stampa – è un chiaro attacco non solo alla sovranità e alla neutralità svizzera, ma anche al nostro sistema economico e alle tutele legali di cui disponiamo in vari ambiti.

Come già accaduto con il trattato di sottomissione all’UE, anche secondo questa nuova dichiarazione congiunta si va ben oltre a questioni puramente tecniche e commerciali, imponendo pesanti condizioni politiche al nostro Paese:

1.  Imposizione delle sanzioni da parte statunitense

Una delle contropartite per la riduzione delle tariffe sarà infatti l’allineamento svizzero alle sanzioni statunitensi e il sostanziale boicottaggio di aziende, tecnologie e investimenti di paesi terzi non graditi agli USA. La retorica del “decideremo noi”, peraltro identica a quella utilizzata in relazione alla “ripresa dinamica del diritto dell’UE” è puro fumo: se la Svizzera davvero vorrà concludere questo accordo con gli Stati Uniti dovrà poi obbedire alle regole di Washington.

2.  Apertura del mercato ai danni di agricoltori e industria

La Svizzera andrebbe ad accettare importanti concessioni in ambito alimentare. L’accordo prevede infatti contingenti esenti da dazi per carne di manzo, pollame e prodotti ittici: ciò creerebbe una concorrenza al ribasso a danno di agricoltori e produttori svizzeri. Contemporaneamente, si chiede alla Svizzera di abbassare i requisiti sanitari per svariati prodotti alimentari, permettendo così in futuro l’importazione di derrate alimentari statunitensi oggi vietate. A fronte di tariffe del 15%, la Svizzera dovrà invece aprire il suo mercato applicando tariffe pari a zero sui beni industriali statunitensi.

3.  Messa in pericolo del settore pubblico e delle sovvenzioni

Nella dichiarazione congiunta si legge che le parti intendono collaborare “per affrontare le potenziali distorsioni derivanti da sussidi industriali o dalle attività di impresa di proprietà statale”.

Ciò significa che gli USA vogliono interferire nelle nostre politiche industriali e/o sull’agire delle nostre imprese statali, quali ad esempio le ex-regie federali. Come non essere d’accordo con la NZZ quando si chiede se la politica di sussidi all’industria siderurgica sia in pericolo e se gli USA ambiscano a smantellare il monopolio postale nostrano? Lo stesso monopolio che oggi pone un limite alle aziende private come UPS e FedEx, notoriamente conosciute dalla popolazione per un servizio di qualità minore.

4.  Recepimento delle normative USA

Secondo la dichiarazione congiunta la Svizzera dovrà adattare i suoi standard in svariati ambiti: dall’immatricolazione di veicoli oggi illegali all’omologazione di dispositivi medici statunitensi, passando per nuove normative sulla proprietà intellettuale.

5.  Sovranità digitale compromessa

Gli USA impongono alla Svizzera di rinunciare a qualsiasi tassazione dei giganti tecnologici come Google, Meta o Amazon, interferendo nel dibattito politico attualmente in corso a Berna. Si chiede al contempo di facilitare i flussi di dati fra i due paesi, particolarmente sensibili, ma richiesti dai settori tecnologici e finanziari statunitensi.

6.  Ingerenze nella libera scelta dei sistemi d’arma

Sebbene non sia parte esplicita della presente dichiarazione, c’è anche da tenere presente la dimensione militare soggiacente, storicamente inseparabile da quella economica.

Nel contesto di questo rinnovato corso di svendita della neutralità, il Consiglio federale sta infatti procedendo da tempo all’acquisto di sistemi d’arma statunitensi, fra cui i controversi aerei F-35 o e il sistema di difesa aerea Patriot. È difficile non pensare che gli USA vincolino elementi commerciali a quelli militari e viceversa, andando così ad alimentare un’ulteriore dipendenza nei confronti di Washington e del suo complesso militare-industriale.

La Svizzera dev’essere posta nelle condizioni di commerciare liberamente con i partner che più le confacciano, senza dover sottostare a ricatti economici e senza intromettersi in guerre commerciali altrui.

Quando il parlamento federale sarà chiamato ad esprimersi in merito, il Fronte per la neutralità e il lavoro auspica che tale processo venga prontamente rispedito al mittente. Se così non fosse, saremo pronti a unirci nella lotta per bloccare questa degenerazione per via referendaria e popolare.

Fronte per la neutralità e il lavoro "No UE - No NATO"

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