
Il consigliere nazionale Lorenzo Quadri farebbe bene ad abbassare i toni e a concentrarsi sui fatti. Invece di sollecitare con urgenza le autorità competenti svizzere affinché facciano piena chiarezza sulla tragedia di Crans-Montana, non solo sulle responsabilità dei gestori del locale, ma anche su quelle di chi avrebbe dovuto effettuare i controlli, egli continua ad accusare l’Ambasciatore d’Italia, i media italiani e persino il Governo italiano di alimentare una presunta campagna d’odio contro la Svizzera.
Ancora una volta chiede l’intervento del Consiglio federale sulle dichiarazioni dell’Ambasciatore Cornado, sostenendo che quest’ultimo avrebbe oltrepassato il proprio ruolo. Nulla di più infondato. L’Ambasciatore, così come i media italiani, il Governo e anche esponenti dell’opposizione, hanno semplicemente svolto il loro dovere istituzionale: tutelare dei connazionali e le loro famiglie colpite da una tragedia immane, che, secondo quanto emerso, avrebbe potuto essere evitata se chi era preposto ai controlli avesse svolto correttamente il proprio compito.
Non si tratta in alcun modo di un’accusa alla Svizzera, Paese da sempre considerato un modello per serietà e precisione. Tuttavia, come in ogni sistema, anche qui possono verificarsi delle eccezioni. E in questa circostanza, a Crans-Montana, quelle “lancette dell’orologio svizzero” non hanno funzionato come avrebbero dovuto. L’errore c’è stato, ed è doveroso riconoscerlo.
Onorevole Quadri, con le sue dichiarazioni polemiche, parziali e prive di senso istituzionale, non sta difendendo la Svizzera: sta piuttosto aggravando la situazione e arrecando un danno all’immagine del suo stesso Paese. La invitiamo pertanto ad astenersi dal diffondere ulteriori interventi di questo genere, perché così facendo è proprio lei ad alimentare tensioni e a fomentare una campagna di ostilità nei confronti dei rappresentanti delle istituzioni italiane.
L’Ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, ha svolto esclusivamente il proprio ruolo, con dignità e responsabilità, sostenendo le famiglie italiane che hanno perso un figlio a causa di gravi negligenze. Riponiamo piena fiducia nella giustizia svizzera, certi che saprà accertare i fatti e condannare con severità tutti coloro che, a qualunque livello, abbiano commesso reati in questa tragica vicenda.

