
Ogni estate diciamo la stessa cosa: «che caldo insopportabile!». Ogni estate registriamo nuovi record, contiamo i giorni di canicola e aspettiamo il temporale che riporti un po' di sollievo. Poi arriva settembre e archiviamo il problema. Fino all'estate successiva.
Continuiamo però a vivere il caldo estremo come un episodio eccezionale, quando ormai è diventato una delle caratteristiche del clima con cui dovremo convivere. E le nostre città, in Ticino come altrove, non sono ancora progettate per affrontarlo.
Basta passeggiare in una piazza completamente asfaltata nel primo pomeriggio, attraversare un grande parcheggio o aspettare l'autobus sotto una pensilina senza ombra. Il cemento, l'asfalto e le superfici scure assorbono calore per ore e lo rilasciano lentamente durante la notte. La città diventa una gigantesca batteria termica. Anche quando il sole è tramontato, il caldo rimane intrappolato tra edifici e strade, rendendo difficile perfino dormire. È questo il fenomeno delle isole di calore urbane.
Le soluzioni, fortunatamente, ci sono. Piantare alberi significa creare ombra e abbassare la temperatura. Ridurre le superfici impermeabili permette al terreno di trattenere l'acqua piovana e raffrescare l'ambiente. Ripensare piazze, cortili scolastici e parcheggi con materiali meno assorbenti può fare un’enorme differenza. Anche tetti verdi, facciate vegetali e una progettazione che favorisca la circolazione dell'aria contribuiscono a trasformare gli spazi pubblici da accumulatori di calore a luoghi più vivibili.
Non esiste una ricetta universale. Ogni città ha caratteristiche proprie, una morfologia diversa e densità edilizie specifiche. Per questo servono studi locali, misurazioni puntuali e una pianificazione che integri il clima tra i criteri fondamentali della progettazione urbana.
Anche il Ticino deve iniziare a ragionare in questi termini. La nostra fortuna è avere ancora molte aree verdi e una dimensione urbana più contenuta rispetto alle grandi metropoli europee. Proprio per questo dobbiamo agire adesso, prima che il problema diventi ingestibile. Ogni nuovo quartiere, ogni strada riqualificata, ogni piazza ridisegnata dovrebbe essere valutata con una semplice domanda: tra vent'anni, questo luogo sarà un rifugio dal caldo oppure una trappola di calore?
Le città si costruiscono lentamente, ma restano con noi per generazioni. Gli alberi impiegano decenni per offrire un'ombra generosa, mentre le strade e le piazze che realizziamo oggi possono durare anche un secolo. Per questo dobbiamo smettere di trattare il caldo estremo come un'emergenza e iniziare a considerarlo il criterio entro cui progettare ogni città.
Giulia Petralli, deputata Verdi del Ticino

