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Ignazio Cassis - Ricerca e innovazione richiedono accordi bilaterali
Redazione
11 anni fa

Le sorti e il benessere del nostro Paese dipendono fortemente da quanto accade oltre confine. Il conflitto in Ucraina, i flussi migratori dall’Africa e la crisi del debito sovrano nell’UE si ripercuotono anche sul microcosmo “Svizzera”. L’isola di benessere in cui viviamo si è sviluppata nel continente europeo con paesi dai valori umani e sociali simili ai nostri. La Svizzera fa parte dell’Europa, ma non dell’Unione europea, perché il popolo sovrano ha saggiamente deciso d’intraprendere la via bilaterale. Una scelta rilevatasi vincente, che ha portato benefici socio-economici tangibili: il nostro prodotto interno lordo è cresciuto più di quello dei vicini europei e la disoccupazione è tra le più basse del Continente. Questa dinamica positiva affonda le sue radici negli accordi bilaterali.

Crescita economica e dell’occupazioneGrazie ad essi le nostre aziende possono vendere i loro prodotti in un mercato di 500 milioni d’abitanti senza discriminazioni. Ciò si traduce in aumento della cifra d’affari con richiesta di più manodopera. Le aziende possono reclutare più personale e attingere da un bacino europeo di forza lavoro qualificata. Quando un’azienda genera profitto, ne beneficia tutta la società: l’occupazione cresce, il gettito fiscale aumenta e nuove possibilità di business (e posti di lavoro) sono sviluppate. Quanto importanti siano gli accordi bilaterali con l’UE lo dimostra il fatto che un posto di lavoro su tre dipende in modo diretto o indiretto da tali accordi. Il 35% di tutte le esportazioni e il 52% delle importazioni svizzere avvengono con i principali partener europei: Germania, Francia, Italia e Austria. I soli scambi commerciali con il Land tedesco del Baden-Württemberg equivalgono all’import-export con il Stati Uniti. Mentre le merci scambiate con la Lombardia e il Piemonte sono comparabili alla relazione commerciale con la Cina.

Ricerca e conoscenzaGli accordi bilaterali ci garantiscono anche di far parte della grande comunità scientifica europea. Per una nazione che basa il proprio benessere sull’unica materia prima disponibile, i cervelli, è fondamentale essere ai primi posti al mondo: 600 progetti svizzeri sonno annualmente ammessi ai programmi di ricerca UE. I Politecnici, le Università, le Scuole universitarie professionali e le aziende private come le ONG beneficiano di contributi europei per progetti di ricerca e sviluppo. Attraverso i bilaterali le piccole medie imprese (PMI) partecipano alle piattaforme internazionali di condivisione del sapere. Dovessero cadere, molte aziende ne resterebbero escluse.

L’innovazione è il motore dell’economia e della società e permette cose inizialmente impensabili. La Svizzera è un polo di ricerca attrattivo e ha interesse a restare una piattaforma innovativa per trovare soluzioni concrete per l’umanità. Per il Ticino, che vuole riposizionare la propria economia puntando maggiormente sull’innovazione in settori ad alto valore aggiunto (quali “elettronica, meccanica e metallurgia” e “scienze della vita”), gli accordi bilaterali sono condizioni quadro indispensabili.

Pragmatismo e consapevolezzaRiconoscere gli aspetti positivi dei bilaterali non significa però chiudere gli occhi di fronte alle sfide che pongono: la più sentita in Ticino concerne la pressione sul mercato del lavoro. La grave crisi economica italiana ci mette infatti sotto pressione. In Ticino dobbiamo rinnovarci: le opportunità non mancano e le nuove generazioni fanno ben sperare. A Berna dobbiamo spiegare con pazienza e tenacia le nostre specificità e difendere gli interessi del Ticino portando proposte concrete. Con queste due ricette possiamo certamente far fronte alle sfide, evitando di accusare gli accordi bilaterali di tutti i nostri guai e di gettare via il bambino con l’acqua sporca!

Ignazio Cassis, Consigliere nazionale

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