
I confini Svizzeri non sono stati definiti da ragioni linguistiche o religiose, né da frontiere naturali. “Willensnation” - dicono in tedesco: una nazione nata dalla comune volontà di libertà e indipendenza. Stiamo insieme perché così abbiamo deciso. La pluralità delle opinioni e la volontà di concordanza si sposano e danno vita a un Paese che brilla per benessere e pace.
Un altro elemento di successo risiede nel fatto che le realtà locali conservano la loro autonomia e restano libere di organizzarsi, senza centralizzazione del potere a Berna. Non fosse così, la pluralità sarebbe esplosiva, basti pensare al Belgio o al Canada. È il federalismo, caposaldo del buon funzionamento nazionale. Le diversità cantonali confluiscono e forgiano l’identità nazionale: ce ne accorgiamo quando Federer vince a tennis o quando la nazionale di calcio passa un turno agli europei: in quel momento tifiamo tutti per la bandiera rossocrociata!
Anche la collocazione geografica è importante: le varie frontiere (linguistiche, religiose, naturali) non scorrono per fortuna forzatamente sulla medesima linea, cosa che avrebbe cristallizzato le separazioni. Tuttavia, se tra la Svizzera romanda e quella tedesca la frontiera naturale è un modesto fiume che attraversa Friburgo (la Sarine), a separare il Ticino dal resto della Svizzera è il massiccio del Gottardo, ben più ingombrante. Quando la percorrenza di questa via non è garantita, nascono disagi. Pensiamo solo all’incidente del 2001, che ha costretto la chiusura del tunnel autostradale per due mesi, con pesanti ripercussioni economiche.
Il nostro benessere è legato a doppio filo con il resto della Svizzera, che ci conferisce stabilità anche quando ai nostri confini vi è un’Italia in crisi. Perciò vogliamo autonomia, ma anche sicurezza e protezione. Esercitiamo un forte lobbying verso Berna per raggiungere i nostri obiettivi e tra essi c’è il collegamento del Gottardo, indispensabile sia per l’economia ticinese, sia per la coesione nazionale.Gli oppositori del secondo tubo accettano la chiusura del tunnel per tre anni e confidano nel trasferimento del traffico stradale su ferrovia, timorosi che lo sdoppiamento spalancherebbe le porte a un aumento anticostituzionale delle capacità di transito. Nel giugno 2016 sarà aperta la galleria Alptransit ed è motivo d’orgoglio! Anch’io lotto per lo spostamento del traffico stradale su ferrovia. Ma è scorretto contrapporre le due vie, perché sono complementari, non alternative! Nelle regioni svizzere dove il trasporto pubblico è all’avanguardia, la rete stradale non è stata abolita. Mi lascia poi l’amaro in bocca la facilità con la quale gli oppositori suggeriscono che “pressioni internazionali” ci portino ad aprire i due tubi unidirezionali al traffico bidirezionale, violando la Costituzione. Per modificare la Costituzione non bastano certo pressioni esterne o decisioni parlamentari: occorre la maggioranza di Popolo e Cantoni! Per me parole come “Stato di diritto, federalismo e coesione nazionale” hanno valore vitale, rappresentano la quintessenza della Svizzera, sono in definitiva la ragione profonda della mia azione politica a Berna.
Ignazio Cassis, Consigliere nazionale
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