
Egregio On. Gendotti, I docenti di storia facenti capo all’Atis hanno scritto di recente una lettera al Consigliere di Stato Marco Borradori, in merito alla prima pagina del Mattino della domenica incentrata sui Rom. Prima pagina che denunciava peraltro un problema reale, e reiterato pressoché quotidianamente, come dimostra la cronaca: quello di Rom, residenti presso i campi nomadi d’Oltreconfine, dediti al frontalierato del furto con scasso in Ticino. Reati che vengono compiuti servendosi di minorenni. Altri Rom provenienti dai campi italiani sono da qualche tempo apparsi sulla scena dello spaccio di droga luganese. Va sottolineato che la richiesta inoltrata a Marco Borradori – che ovviamente non è coinvolto nelle scelte redazionali del Mattino della domenica – è stata presentata dai docenti di storia, non come privati cittadini, ma facendo esplicito riferimento alla loro funzione pubblica. Inaccettabile è che i docenti di storia, nella loro missiva, non esprimano alcuna condanna nei confronti degli atti vandalici commessi contro la sede della Lega dei Ticinesi. In particolare del gravissimo episodio dell’automobile incendiata. La vettura era posteggiata sotto uno stabile abitativo; qualcuno avrebbe potuto trovarsi nelle vicinanze. Cosa sarebbe successo se il serbatoio del veicolo incendiato fosse esploso, o se le fiamme si fossero propagate? Lo scritto dei docenti di storia è stato eufemisticamente definito dal destinatario “un tantino unilaterale e molto parziale”, proprio in considerazione di quanto sopra esposto. Una tale impostazione unilaterale (per non dire tendenziosa), ci sembra decisamente poco consona ai “valori della società civile” che i docenti, nella loro missiva, affermano di voler tutelare. Soprattutto, l’impostazione unilaterale (per non dire tendenziosa) dello scritto in oggetto, è chiaramente incompatibile con i principi che dovrebbero reggere l’insegnamento nella scuola pubblica. A meno che lo Stato voglia giustificare atteggiamenti di “morale a due velocità”, atteggiamenti che dovrebbero essere stigmatizzati e di certo non incoraggiati. Chiediamo pertanto a lei, on Gendotti, nella sua qualità di direttore del DECS, di prendere pubblicamente le distanze da iniziative unilaterali e parziali – e pertanto incompatibili con lo spirito della scuola pubblica – da parte di alcuni docenti. Certi del suo riscontro, cogliamo l’occasione per porgerle, egregio on. Gendotti, i sensi della nostra stima. Gruppo parlamentare della Lega dei Ticinesi
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