Greta Gysin - La via della ragione
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“Il Consiglio federale abusa del proprio potere. Bisogna salvare la Costituzione e lottare per la libertà. La Svizzera è una dittatura. Il risultato del voto sarà manipolato”.

Non sono che alcune delle affermazioni di chi si oppone alla Legge COVID-19, che hanno lo scopo di insinuare il dubbio e minare così la fiducia nel sistema. Sono accuse pericolose perché alimentano le fratture sociali, ma non reggono alla prova dei fatti.

Ogni misura decisa da inizio pandemia ad oggi si basa sulla Costituzione e le Leggi, quella sulle epidemie in particolare. L’evoluzione della pandemia ha imposto adeguamenti legislativi a più riprese e l’assemblea federale si è quindi espressa più volte sulla Legge Covid-19. La modifica di Legge su cui voteremo il 28 novembre ad esempio, è stata avallata a grandissima maggioranza dalle Camere federali (con solo 13 contrari!). Oltre all’avallo dei rappresentanti in parlamento, democraticamente eletti, la Legge è già stata approvata anche in votazione popolare, con oltre il 60% dei consensi. Il nuovo, legittimo referendum lanciato da chi si oppone alle misure di protezione darà al popolo sovrano nuovamente occasione di esprimersi.

Questi processi decisionali si basano sui diritti politici garantiti dalla nostra Costituzione e dalle nostre Leggi. Il danno più grande alla nostra democrazia non viene da chi ingiustamente viene accusato di derive anti-democratiche, ma da chi non riconosce e non accetta l’esito delle decisioni democraticamente prese.

Fatta questa importante premessa, si dovrebbe poi discutere il contenuto della Legge COVID-19. Ad infastitire chi vi si oppone sono soprattutto le restrizioni e misure sanitarie, che però si basano in buona parte su un’altra Legge – quella delle Epidemie appunto – su cui il popolo si è già espresso favorevolmente nel 2013. Bocciando la Legge non toglieremmo quindi la possibilità al Consiglio federale di decidere misure di protezione, come vorrebbero i referendisti, ma in compenso toglieremmo importanti aiuti finanziari a persone, ditte e settori in grande difficoltà a causa della pandemia. Per esempio la cultura e il settore dei grandi eventi, ma anche i disoccupati di lunga durata e chi ancora deve lavorare a regime ridotto. Verrebbe a cadere anche la possibilità per la Confederazione di sostenere - finanziariamente ma non solo - i Cantoni nel tracciameto dei contagi, uno strumento importantissimo nella lotta alla diffusione del virus. E poi sì, verrebbe a cadere anche la base legale per il tanto discusso certificato che, al di là delle insinuazioni, per come è formulato nella Legge è uno strumento efficace e non discriminatorio perché accessibile, tramite test, anche a chi non vuole vaccinarsi.

Il preoccupante aumento dei contagi in altri stati europei dovrebbe essere un monito: non possiamo ancora sentirci al sicuro e la prudenza è d’obbligo. La via seguita dalla Svizzera oltre ad essere la più democratica, è anche una delle più liberali d’Europa, perché si è rinunciato alle misure più drastiche come la chiusura prolungata delle scuole, il coprifuoco o l’obbligo vaccinale. La Legge Covid-19 ci dà gli strumenti per uscire insieme, senza discriminazioni, dalla pandemia: accettiamola, perché ci permette di rimanere sulla via della ragione.

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